La strage dei Valdesi in Calabria: quando l’Isis eravamo noi cristiani (IlLametino.it)

di Redazione, del 07 aprile 2015

Storia dei valdesi in Calabria

Tra basso medioevo e prima età moderna

Da IlLametino.it

So già che quanto sto per scrivere scatenerà le opposte tifoserie: anticlericali ad oltranza ed atei-razionalisti da un lato e cattolici integralisti e dogmatici dall'altro. Ma esprimerò lo stesso la mia scomoda opinione. Che è stata provocata dalla lettura di un recente libro del giovane ricercatore Vincenzo Tedesco, dal titolo "Storia dei Valdesi in Calabria" (Rubbettino). Vi si narra la vicenda di questa minoranza etnica di lingua occitana (seguace del predicatore Valdo) proveniente dal Piemonte e prima ancora dalla Provenza, migrata in Calabria probabilmente intorno al 1500, sotto la dominazione spagnola (o forse ancor prima). I Valdesi si insediarono a Guardia Piemontese, Montalto Uffugo, San Sisto, Rose, San Vincenzo La Costa, con il favore del feudatario locale, che aveva interesse a rendere produttive terre incolte. Si trattava di gente laboriosa, mite, pacifica, profondamente osservante delle regole evangeliche, che fuggiva dalle persecuzioni ecclesiastiche. La loro sola colpa era, come per molte altre presunte eresie dell'epoca (compreso quella di San Francesco d'Assisi, che fu risparmiato, come è noto, solo per ragioni di convenienza politica), di volere un ritorno della Chiesa corrotta al più autentico insegnamento di Gesù. Tralascio il resto, e, benché sapessi già (per aver letto un altro libro sull'argomento, Enzo Stancati. "Gli ultramontani. Storia dei Valdesi in Calabria") quanto successe ai Valdesi di Calabria intorno al 1561 - ossia una vera e propria strage di innocenti da parte degli inquisitori papali e delle truppe spagnole - mi ha colpito, nel libro di Tedesco, il testo di una lettera che due padri gesuiti, Lucio Croce e Giovanni Xavier, scrissero nell'immediatezza di uno dei tanti fatti cruenti che accaddero nell'occasione. Traggo qualche brano da quella lettera (p. 69 del libro): "Oggi a buon'ora si è ricominciato a far l'orrenda iustitia di questi luterani, che solo il pensarvi è spaventevole. [...] erano tutti serrati in una casa, e veniva il boia e li pigliava a uno a uno [...], poi lo menava in un luogo spazioso [...] e lo faceva inginocchiare, e con un coltello gli tagliava la gola, e lo lasciava così [...] e col coltello insanguinato ritornava a pigliar l'altro, e faceva il simile. [...] e tutti si squarteranno e si metteranno di mano in mano per tutta la strada che fa il procaccio fino ai confini della Calabria".
Pur conoscendo perfettamente il tipo di trattamento che i cattolici facevano agli eretici, mi ha colpito, di questa lettera, scritta, ripeto, proprio da due frati cattolici, il sistema delle uccisioni: il coltellaccio, lo scannamento pubblico, lo squartamento dei corpi e l'esposizione lungo la strada delle membra dei malcapitati. E mi è subito venuto in mente lo spettacolo mediatico che hanno messo in piedi gli integralisti islamici dell'Isis, che è esattamente uguale a quello che, cinque secoli prima facevamo, come cattolici, agli stessi nostri fratelli cristiani considerati eretici. Per puro scrupolo, vorrei ricordare che il massacro dei Valdesi non fu né il primo né l'ultimo di quelli compiuti dai cattolici. Potrei ricordare quello dei trenta milioni di indios della mesoamerica durante la conquista del nuovo mondo (consiglio di leggere Gary Gennings "L'azteco"), o quello degli otto milioni di streghe in Europa (consiglio Sebastiano Vassalli "La chimera"), o quello di migliaia di ebrei, cristiani orientali, gente comune, compiuto da Pietro l'Eremita e dalla sua crociata dei poveri (per pura e semplice crudeltà e/o necessità di procurarsi cibo e denaro) durante il disastroso viaggio a piedi di questo esercito folle e disorganizzato (che agiva in parallelo con la vera e propria prima crociata bandita da Papa Urbano II), nel 1096, attraverso l'Europa ed il Medio Oriente per raggiungere la Terra Santa (consiglio Steven Runciman "La prima crociata"), o quello della crociata europea contro i Catari e gli Albigesi (consiglio Malcom Lambert "I Catari"), e via discorrendo. Per non dire di quanto abbiamo fatto, come europei e cristiani, durante tutte le epopee coloniali, dalla conquista delle Americhe a quelle dell'Asia e dell'Africa (e noi Italiani ne sappiamo pure qualcosa, visto quanta gente abbiamo stuprato, gasato, torturato e ucciso in Somalia, Etiopia, Eritrea, Libia, in nome della nostra superiorità razziale e religiosa). E per finire con i sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento tedeschi, dai soldati di un popolo che al Cristianesimo aveva impresso la riforma di Lutero. Ma forse, basterebbe leggere un solo libro per tutti, quello di Maria Teresa Fumagalli Beonio Brocchieri dal titolo "Cristiani in armi, da Sant'Agostino a Papa Wojtyla" per riportare un po' d'ordine nelle nostre claudicanti visioni del mondo e della storia. Tutto questo, chiarisco, non certo per giustificare gli integralisti islamici, ma solo per ricordare a chi si indigna delle stragi dell'Isis che quei metodi (come avete visto, esattamente quelli) li abbiamo introdotti proprio noi cristiani almeno cinque secoli fa. Sicché sarebbe forse il caso che all'indignazione per le nefandezze altrui si accompagnasse sempre il ricordo delle nostre nefandezze. Tanto per onorare il sempre troppo poco onorato motto biblico: "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
di Francesco Bevilacqua

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