La stampa italiana rende omaggio a Giulio Questi (Il Corriere della Sera)

di Alessandra Levantesi Kezicii, del 04 dicembre 2014

Se non ricordo male

Frammenti autobiografici raccolti da Domenico Monetti e Luca Pallanch

Da Il Corriere della Sera del 4 dicembre
Addio a Questi, partigiano e regista fuori dagli schemi

È scomparso il regista Giulio Questi (foto), nato a Bergamo il 18 marzo 1924. Era appena stato ospite del Torino Film Festival che gli aveva dedicato un omaggio facendo riscoprire un'opera originalissima. Giovane partigiano (come ha rievocato in Uomini e comandanti, Einaudi, e nell'autobiografia Se non ricordo male, Rubbettino), Questi si era avvicinato al cinema attraverso il documentario, poi i film a episodi (Le italiane e l'amore, 196r, Nudi per vivere, '63, e Amori pericolosi, '64) per esordire nel lungometraggio con Se sei vivo spara (1964), western con Tomas Milian, che sconcertò molti per il suo gusto «barocco» e l'umorismo nero. Ancora più fuori dagli schemi, il giallo farsesco La morte tta fatto l'uovo 09681 dove una diabolica Ewa Aulin cerca di eliminare la zia Lollobrigida. Sempre con Kim Arcani sceneggia Arcana (1972), surreale incontro tra le atmosfere padane e Butiuel (o Jodorowsky), con Lucia Bosè che organizza sedute di trance collettiva. Troppo in anticipo su gusti e tempi non aveva più diretto film, salvo pochi anni fa pubblicare due dvd di corti dove ritrovava il suo gusto acre e moralista.

Da La Stampa del 4 dicembre
Addio a Giulio Questi, regista e partigiano

È scomparso a novant'anni, reduce dai festeggiamenti dedicatagli dal Torino Film Festival; e a ridosso dell'uscita dell'antologia di racconti-verità Uomini e comandanti, edito da Einaudi (Premio Chiara) e di Se non ricordo male (Rubbettino Editore), schegge autobiografiche raccolte da Domenico Monetti e Luca Pallanch. Ha diretto solo una manciata di pellicole il bergamasco Giulio Questi, ma sí è imposto come una dí quelle figure di intellettuali prestati al cinema che i cinefili adottano volentieri proprio in virtù dell'alone romantico di una carriera discontinua, di un impegno di regista e sceneggiatore raramente tradotto in opere finite.
Militante nella Resistenza, alla fine della guerra Questi approda a Roma, collabora come aiuto per Zurlini e Rosi, esordisce con un epísodío dí Le italiane e l'amore, film collettivo da un'idea di Cesare Zavattini, cui ne seguiranno altri. Solo nel 1967 con Se sei vivo spara, western apprezzato da Tarantino, firma il primo lungometraggio; poi, tra il '68 e il '72, gira due pellicole di esito altrettanto sfortunato, La morte ha fatto l'uovo e Arcana, che di fatto concludono la sua esperienza nel cinema. Ma senza relegarlo nell'oblio; e in attesa di un recupero che, come attestato dalla retrospettiva torinese, è già in atto.

di Alessandra Levantesi Kezicii

Da Il Messaggero del 4 dicembre
Addio Questi scrittore, regista e partigiano

A pochi giorni dalla retrospettiva con cui lo aveva festeggiato il Torino Film Festival, è morto improvvisamente a Roma Giulio Questi, scrittore, regista di cinema e tv, e ancor prima partigiano. Nato a Bergamo nel 1924, venerato dai cinefili (e dall'immancabile Tarantino) per i suoi tre film, Se sei vivo spara, La morte ha fatto l'uovo e Arcana, questa primavera era tornato alla ribalta con una magnifica raccolta di racconti sugli anni della guerra civile, Uomini e comandanti (Einaudi), seguita da un libro di "Frammenti autobiografici" intitolato con molto understatement Se non ricordo male (Rubbettino).
Nato da una serie di conversazioni con Domenico Monetti e Luca Pallanch, amorosamente limate parola per parola da Questi, Se non ricordo male è molto più di un'autobiografia. È l'autoritratto generoso e entusiasmante di un percorso eccentrico quanto esemplare in cui si ritrovano non solo tutti i grandi e piccoli protagonisti della stagione più feconda del nostro Novecento (da Fenoglio a Fellini, da Rosi a Antonioni, da Petri a Montaldo, da Flaiano a Garcia Marquez), ma tutti i sogni e le speranze, le tensioni e le esperienze che hanno nutrito la Resistenza e il dopoguerra, quando «tutto era frenetico e vibrante e a volte pazzesco». Filtrati da una vivacità quasi fanciullesca e insieme dal distacco di chi sa che «la memoria non è uno scaffale dove si trovano oggetti definiti e inanimati», bensì «una straordinaria pinacoteca di fantasmi che quando escono dai loro quadri e ti vengono incontro tu cerchi di dar loro un volto».
Difficile definire meglio la letteratura e forse anche il cinema di Questi, che per tutta la vita ha cercato di «dare un volto ai fantasmi» di una stagione vissuta in prima persona da un pugno di uomini, e dimenticata (cioè celebrata, strumentalizzata, tradita...) da tutti gli altri. Per cercare in quell'esperienza verità di ordine superiore a quelle dei libri di storia. Con una tenacia e un coraggio che fanno dei suoi racconti e dei suoi ultimi corti, girati nell'ultimo decennio letteralmente dentro casa, facendo tutto da sé, due facce di una sola medaglia.
Fino a dare l'impressione, paradossale, di una vita e di un'arte perfettamente compiute, nella loro eccentricità e nella loro voluta marginalità. Si dice sempre che in arte bisogna uccidere i padri e rivalutare i nonni. Ecco, Questi è stato il nonno ideale che un paio di generazioni di registi e scrittori italiani dovrebbero finalmente scoprire o riscoprire. La primavera di Giulio, forse, è appena cominciata.

di Fabio Ferzetti

Da Il Giornale del 4 dicembre
È morto Giulio Questi, regista cult di Tarantino

È morto Giulio Questi. Regista e scrittore, 90 anni compiuti nel marzo scorso, Questi fu aiuto regista di Valerio Zurlini e Francesco Rosi, per esordire poi dietro la macchina da presa nel 1961 con «La prima notte», episodio del film collettivo «Le italiane e l'amore». È del 1967, invece, «Se sei vivo spara», spaghetti western atipico e violento, con Tomas Milian, che col passare degli anni diverrà un vero e proprio cult, con tanto di citazione da partedi Quentin Tarantino in «Kill Bill Vol. 2». Quest'anno Questi ha esordito comescrittore per Einaudi con «Uomini e comandanti», raccolta di racconti in gran parte dedicati alla sua esperienza nella Resistenza. Recentissima, infine, la pubblicazione di «Se non ricordo male. Frammenti autobiografici», edito da Rubbettino.

Da Bresciaoggi del 4 dicembre
Giulio Questi, l'anarchico che ispirò anche Tarantino

Novant'anni e non sentirli: così appariva agli spettatori entùsiasti del Torino Film Festival che gli dedicava una retrospettiva, il più anarchico e solitario dei registi italiani, Giulio Questi. Oltre ai film, Torino celebrava anche la sua vena narrativa: l'antologia di raccontiverità Uomini e comandanti, edito quest'anno da Einaudi (Premio Chiara), e il recentissimo autobiografico Se non ricordo male (Rubbettino).
Questi (nato a Bergamo il 18 marzo 1924) è morto ieri nella sua casa romana. Autodidatta, si è sempre definito un irregolare, come quando militò tra i partigiani della Vai Seriana. Stimato da Vittorini, accostato per il verismo magico a Fenoglio e Calvino, Questi sbarca a Roma da critico di cinema e si fa le ossa come assistente alla regia per Valerio Zurlini e Francesco Rosi. Gira documentari, scrive sceneggiature, esordisce nella regia nel 1961, quando da un'idea di Cesare Zavattini, dirige uno degli episodi di Le Italiane e l'amore. Comincia così per lui uno strano pellegrinaggio in film collettivi che incontrano problemi di produzione o censura, come Nudi per vivere del 1963 (firmato con Elio Petri e Giuliano Montaldo) che verrà sequestrato per oltraggio al pudore e non arriverà mai in sala. Nel 1967 esordì con un film tutto suo, Se sei vivo spara, western spaghetti che trasforma in un viaggio tra persecuzioni e massacri. Diventato negli anni un oggetto di culto e sempre citato da Quentin Tarantino, il film scatena la censura.
L'anno dopo firma il thriller grottesco e visionario La morte ha fatto l'uovo, per molti il suo capolavoro, con Jean-Louis Trintignant, Gina Lollobrigida e Ewa Aulin e le musiche di Bruno Maderna.

Da Il Corriere del Ticino del 4 dicembre
Si è spento Questi, regista anarchico e scrittore premiato

Si è spento ieri Giulio Questi, considerato il più anarchico fra i registi italiani, autore di soli tre film, il primo dei quali, Se sei vivo spara, ha conquistato anche l'immaginazione di Quentin Tarantino, che lo ha spesso citato. Questi era anche scrittore. L'antologia di racconti Uomini e comandanti, ha vinto lo scorso ottobre il Premio Chiara. Recentissima è poi Se non ricordo male, frammenti di autobiografia per le edizioni Rubbettino. Intellettuale autodidatta, sempre definitosi irregolare come quando giovanissimo militò nelle brigate partigiane in Val Seriana, esordì alla regia nel 1962, in uno degli episodi di Le italiane e l'amore. Il primo film in proprio, Se sei vivo spara, uno spaghetti western che si trasforma in un viaggio nell'orrore, fu censurato, ritirato e riedito. Gli altri suoi film sono La morte ha fatto l'uovo e (1968) e Arcana del 1972.

Da La Gazzetta del Sud del 4 dicembre
Addio al vecchio partigiano

Novant'anni e non sentirli: così appariva agli spettatori entusiasti del Torino Film Festival che lo applaudivano per una retrospettiva inattesa e di grande successo, il più anarchico e solitario dei registi italiani, Giulio Questi. Oltre ai film (appena tre in una carriera invece lunga e fitta di realizzazioni) a Torino si festeggiava anche la vena narrativa dí questo straordinario personaggio: l'antologia di racconti- verità "Uomini e comandanti", edito quest'armo da Einaudi (Premio Chiara) e il recentissimo "Se non ricordo male", frammenti di autobiografia raccolti da Domenico Monetti e Luca Pallanch per le edizioni Rubbettino. Giulio Questi (nato a Bergamo il 18 marzo 1924) che ieri si è addormentato per sempre nella sua casa della campagna romana, era soprattutto una singolare figura di intellettuale autodidatta. Si è sempre definito un irregolare, come quando da giovanissimo militò nelle brigate partigiane delle sue montagne della Val Seriana. Stimato da Vittorini, accostato per il verismo magico a Fenoglio e al giovane Calvino, Giulio Questi sbarca a Roma da critico e appassionato di cinema e si fa le ossa come assistente alla regia per Valerio Zurlini e Francesco Rosi.
Gira documentari, scrive sceneggiature e trattamenti (per lo più rimasti nel cassetto), coglie l'occasione per esordire nella regia nel 1961, quando da un'idea di Cesare Zavattini, dirige uno degli episodi di "Le Italiane e l'amore". Comincia così per lui uno strano pellegrinaggio in film collettivi che incontrano problemi con la produzione o la censura: è il caso del non accreditato "Universo di notte" (1962) e di"Nudi per vivere" del 1963 (firmato insieme a Elio Petri e Giuliano Montaldo) che verrà sequestrato per oltraggio al pudore e non arriverà mai più in sala. Dopo "Amori pericolosi", diretto nel'64 insieme a Carlo Lizzani e Alfredo Giannetti, deve aspettare tre armi per esordire una seconda volta, finalmente regista in proprio. Il film è "Se sei vivo spara", tipico western spaghetti che Questi trasforma in un viaggio nell'orrore di persecuzioni e massacri, attingendo alla sua esperienza di guerra partigiana.
Anche "Se sei vivo spara" (diventato negli anni un oggetto di culto e sempre citato da Quentin Tarantino) scatena la censura, tanto che viene ritirato, tagliato, riedito come "Oro Hondo", comunque sfigurato rispetto alle intenzioni dell'autore. Paradossalmente proprio queste traversie fanno di Questi l'autore maledetto che trova insperato credito presso i produttori. E infatti l'anno dopo, ín pieno '68, firma il thriller grottesco e visionario "La morte ha fatto l'uovo", per Molti il suo capolavoro. Nel 1972 dirigerà "Arcana", il suo titolo più personale, finalmente lontano dai modelli di genere. Ma l'insuccesso commerciale ne farà un emarginato.

di Giorgio Gosetti

Ne hanno parlato anche:
Attual.it Cinema, morto il regista Giulio Questi: il suo Film "Se sei vivo spara" conquistò Tarantino
Il Giornale di Vicenza, Giulio Questi, l'anarchico che ispirò Tarantino
Ilcannocchiale.it, Questi- R.I.P.
infonews24.com, Addio a Giulio Questi regista e partigiano
informazione.it, Addio a Giulio Questi regista e partigiano
Oggitreviso.it, È morto Giulio Questi, il regista citato da Tarantino

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