La società è malata, ha un complotto (L'Espresso)

di Leopoldo Fabiani, del 30 maggio 2016

Da L'Espresso del 27 maggio

Eventi politici importanti: l'inchiesta di mani Pulite, la caduta del governo Berlusconi. Ma anche fatti di cronaca, dalla morte di Marco Pantani fino al naufragio della Concordia. Non c'è avvenimento in Italia che non sia sia stato spiegato evocando il Complotto.
«L'immaginario pubblico sembra essere ossessionato dalla presenza di cospirazioni». Su questa vera e propria mania indagano gli autori messi insieme da Alessandro Campi e Leonardo Varasano in Congiure e complotti. Da Machiavelli a Beppe Grillo (Rubbettino, 230 pagine, 16 euro).
Campi sottolinea la distinzione tra congiure (studiate già da Niccolò Machiavelli) e complotto. Tra trame segrete (quasi mai riuscite) per rovesciare il potente di turno e la mostruosa cospirazione che governa il mondo e spiega tutto il Male all'opera per rovinare l'umanità. Le prime esistono (sono sempre esistite, il secondo no).
E Varasano esamina l'ossessione italiana, cioè la «dilagante espansione di teorie cospirazioniste in ogni ambito del dibattito pubblico, in special modo nel dibattito politico». «Caro alla destra, al centro e alla sinistra - scrive - il complottismo nostrano non risparmia nessun movimento politico, neppure quelli di nuova formazione. Anzi. Il più ampio e bizzarro campionario di fantasticherie complottiste appartiene al Movimento 5 Stelle. Sintomo fra i più eclatanti della povertà culturale della nostra classe politica.
Il meritorio saggio di Valter Coralluzzo smonta pezzo a pezzo con pazienza certosina tutte le bufale che si sono addensate attorno agli attentati dell'11 settembre 2001. Ma rischia di essere fatica inutile. Perché se le persone ragionevoli non credono alle favole, niente può riuscire a convincere un complottista convinto. Che vede sempre nella negazione del complotto un'ulteriore prova della sua esistenza.
I pezzi forti del libro sono i testi di due grandi storici. Il celebre "Lo stile paranoico nella politica americana" di Richard Hofstader, che spiega come il paranoico, chi crede ai complotti, è preda di un senso di spossessamento. Sente, cioè, che la storia sfugge in una direzione contraria ai suoi desideri.
E anche Raoul Girardet, nel suo studio sui miti politici, sostiene che «qualunque sia la denominazione, la natura o le motivazioni ideologiche della cospirazione denunciata, questa denuncia si iscrive sempre in un clima psicologico e sociale d'incertezza, paura e angoscia».
«Quando la società soffre - scrisse Emile Durkheim - sente il bisogno di trovare qualcuno a cui attribuire il proprio male, qualcuno su cui vendicarsi delle proprie delusioni».
È ovvio: il Grande Complotto è una bufala. Ma che un numero sempre più grande di persone sia disposto a crederci ci dice molto sui tempi che stiamo vivendo.

di Leopoldo Fabiani

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