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La "società aperta" di Karl Popper
Le vicende editoriali di un'opera scritta tra difficoltà e accolta tra sospetti e ostilità

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Collana: Varia
2007, pp 92
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Sociologia, Biblioteca liberale, Varia
isbn: 9788849818871
La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper è uno dei libri più noti nei paesi occidentali e, oggi, tra quelli più letti e apprezzati nei paesi ex comunisti. Ben pochi, tuttavia, conoscono le difficoltà che Popper dovette affrontare nei quattro anni durante i quali si dedicò alla stesura del libro; e ancor meno noto è lo stato di disperazione in cui Popper sprofondò di fronte ai rifiuti che case editrici inglesi e americane opposero alla pubblicazione della sua opera politica. Su questi argomenti Hubert Kiesewetter offre, nelle pagine di questo libro, una preziosa documentazione. In Italia l’opera politica di Popper, a parte una bella recensione di Norberto Bobbio (apparsa su «Il Ponte» nel 1946), restò per lungo tempo immersa nella notte dell’oblio. Per anni più di un editore pensò bene di non pubblicarla. E, una volta pubblicata, venne accolta, dalla gran parte dei nostri intellettuali, in un clima oscillante tra indifferenza e ostilità. Solo alcuni giudizi: l’opera politica di Popper è il lavoro di un “maccartista”, di “un servo di Wall Street”; Popper è “un dilettante” che diffonde “uno sfiduciato irrazionalismo”; il razionalismo critico è “una malattia”. Ebbene, sulla controversa ricezione italiana de La società aperta e i suoi nemici parla, nella seconda parte del presente volume, Dario Antiseri.

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