La scuola regionale? Una batosta per il Sud (blog.iodonna.it)

di Cristina Lacava, del 20 novembre 2018

Zero al Sud

La storia incredibile (e vera) dell'attuazione perversa del federalismo fiscale

Una scuola di serie A, nelle regioni più ricche, e una di serie B per le più povere. Questa potrebbe succedere se andrà avanti l’ipotesi di un sistema scolastico regionale, fortemente voluta dal governatore del Veneto, Luca Zaia. Qualche giorno fa Zaia ha firmato con il ministro per l’Istruzione Marco Bussetti un accordo per l’insegnamento della lingua veneta nelle scuole di tutta la regione, ma questo è solo il primo passo. Il Veneto infatti chiede la completa regionalizzazione della scuola: insegnanti e personale Ata assunti su base locale, magari con stipendi anche più alti dei colleghi. Ma come si potrebbe fare?

La bozza di disegno di legge delega della ministra degli Affari regionali Erika Stefani, chiede di attribuire al Veneto più risorse, perché è la regione con il maggior gettito fiscale. Più contributi dai, più dovresti ricevere, è la tesi. Il ministro in realtà è piuttosto cauto (i sindacati sono contrari), anche se va detto che nel Contratto di governo si punta a incentivare le autonomie locali. Ma il punto è che «è profondamente sbagliato pensare che i fondi per la scuola siano legati alla ricchiezza di un territorio» dice Marco Esposito, autore di Zero al Sud. La storia incredibile e vera  dell’attuazione perversa del federalismo fiscale(Rubbettino): «Guadagnare di più significa avere il diritto a servizi migliori? Non è giusto. A una scuola di mille studenti a Padova toccherebbe il doppio di una scuola con gli stessi alunni a Cosenza. Non si possono calcolare i fabbisogni dell’istruzione sulla base del reddito degli abitanti». Anche perché si creerebbe una disparità in contrasto con il principio di uguaglianza stabilito dalla Costituzione. «Meno soldi vuol dire meno manutenzione, meno programmi di approfondimento, meno laboraotir, meno tecnologia».

Intanto la protesta contro la regionalizzazione della scuola avanza: “No alla secessione dei ricchi” è il titolo di una petizione lanciata da Gianfranco Viesti su change.org che ha già superato le 13mila firme.

«Dobbiamo trovare invece un meccanismo per incentivare le assunzioni dei giovani docenti meridionali al Sud», conclude Esposito. «Il problema è reale e grave. Oggi le cattedre sono poche, perché vengono subito occupate dagli insegnanti più anziani che si sono trasferiti al Nord. Per i giovani non c’è posto e non è giusto».