La rivoluzione introvabile
Riflessioni sul Maggio francese

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Collana: Varia
2008, pp 374
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Biblioteca liberale, Varia
isbn: 9788849820232
Maggio 1968, Parigi. Raymond Aron, già all'epoca uno dei più influenti intellettuali europei, osserva con un misto di curiosità e apprensione le rivolte che da Nanterre alla Sorbona cominciamo a scuotere l'Università francese. Nella fase iniziale, avendo a suo tempo sostenuto la necessità di una vasta riforma nell'organizzazione degli studi superiori, si sforza di comprendere le ragioni degli studenti, anche se non condivide il frasario rivoluzionario degli“arrabbiati” e il loro spirito iconoclasta. Ma quando gli scioperi coinvolgono le fabbriche e il pubblico impiego, paralizzando per giorni la Francia, comincia a temere una vera e propria insurrezione generale. La latitanza del potere e la pressione della piazza sembrano portare il Paese sull'orlo del caos. Ma lo scoppio rivoluzionario , da alcuni temuto, da altri sperato , non si realizza: il“partito dell'ordine”, capeggiato da de Gaulle, riprende all'improvviso il controllo della situazione.
Passata la grande paura, resta ovviamente da capire il significato degli avvenimenti: si è trattato di un potenziale cambio di regime o di un simulacro di rivolta? Di un movimento di folle o della messa in scena di minoranze? Lucido e appassionato come sempre, Aron si getta ancora una volta nella mischia politico-intellettuale e pubblica“a caldo” la sua analisi del Maggio francese. Nasce così La Révolution introuvable, uno dei suoi saggi più conosciuti e controversi, tradotto per la prima volta in italiano.
A lungo considerato l'atto di accusa di un conservatore contro lo“psicodramma” rivoluzionario, il saggio di Aron è in realtà, dietro l'apparenza dello scritto d'occasione, una penetrante analisi delle ragioni , storiche, sociologie, ideologiche , alla base della rivolta studentesca e dei fattori che rendono l'ordine politico liberale drammaticamente fragile. Una riflessione nel solco di Tocqueville, che dopo quarant'anni non ha perso nulla della sua rilevanza politica e scientifica.