Rosa Maria Marafioti
La questione dell'arte in Heidegger

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Collana: Biblioteca di Studi Filosofici
2009, pp 192
Rubbettino Editore, Filosofia e Religione, Storia della filosofia occidentale
isbn: 9788849823813
Soprattutto a partire dalla metà degli anni Trenta Heidegger medita sulla situazione di crisi che interessa oggi la teorizzazione e la prassi artistica, a causa della quale le opere d'arte sono concepite unicamente come mezzi per attivare le“esperienze vissute” del fruitore e ridotte a meri prodotti tecnici, incastonate in una real­tà ormai trasformata in risorsa calcolabile e completamente dominabile. Heidegger ritiene però che la stessa tecnica moderna non sia uno strumento nelle mani dell'uomo, ma un modo di manifestarsi dell'essere stesso che, sottraendosi, ha occasionato l'oblio della sua verità in quanto non-nascondimento ad opera della metafisica, e la posizione della questione del bello a partire dallo stato sensibile dell'uomo da parte dell'estetica. Rammemorare l'obliata verità dell'essere vuol dire dunque preparare quel superamento tanto della metafisica quanto dell'estetica, per il quale si richiede innanzitutto un'esperienza della situazione di distretta che caratterizza la nostra epoca. Tale distretta, già giunta a parola nelle liriche di Hölderlin, dev'essere lasciata risuonare nell'arte non meno che nel pensiero, se l'essenza dell'arte è la poesia in quanto poiesìs, disvelamento. Di quest'essenza l'arte si potrà riappropriare seguendo la via indicata da quegli artisti , tra cui van Gogh, Klee, Cézanne, Chillida, Heiliger , che Heidegger considera delle eccezioni nell'epoca moderna. Le loro opere accennano infatti già in direzione di un altro inizio storico, in cui l'arte potrà tornare nuovamente a essere, come un tempo in Grecia,“messa-in-opera della verità” in quanto disvelamento epocale dell'essere, donazione di quella misura che delimita il fondamento dell'esistenza storica dei popoli e scandisce il ritmo del soggiorno umano nel mondo, rendendolo“poeticamente” abitabile.