La «nuova Europa» del leader dell'Abi (L'eco di Bergamo)

di Beppe Facchetti, del 06 luglio 2015

Da L'eco di Bergamo del 5 luglio

In tempi assai critici per la credibilità dell'istituzione Europa, e in ore di ansia per la questione Grecia, fa effetto, ma anche piacere a chi vi crede da sempre, il taglio non retorico, anzi molto concreto, con il quale il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha scritto il suo ultimo libro «Nuova Europa o neonazionalismo» (Rubbettino editore, 2015, pagg.119, ricavi in beneficenza).
Un titolo già in sé molto chiaro, e che trova sviluppo ragionato in alcuni capitoli altrettanto netti: quello sull'unione bancaria, «una nuova sfida», anche se scomoda proprio per i banchieri (e attualissima in salsa greca), quello sull'unione fiscale, contrapposta alla «guerra economica», quello sull'euro «che ci ha salvato dalla crisi», noi diremmo che ci ha salvato, tout court.
Tutto muove, nel ragionamento di Patuelli, dalle radici, addirittura dal fatto che l'indipendenza e l'unità stessa del nostro Paese, già profumassero d'Europa nell'idea di Cavour (e poi di Croce e del primo e del secondo Einaudi), e questo consente all'autore di valorizzare un'Europa basata sui diritti individuali e sulla libertà. E di parlare con coerenza di unnecessatio percorso verso la Costituzione europea.
Il neonazionalismo da respingere è a nostro avviso quello dei populismi che si alimentano di antiEuropa come variante dell'antipolitica, facile saldatura di ciniche proteste emotive delle destre e delle sinistre estreme, quelle che convergono nel sostegno a Tsipras, ciascuna immaginando peraltro un proprio improbabile modello ideologico.
Che serva una «nuova Europa» lo dice, come tutti i veri europeisti, anche Antonio Patuelli, conia sua distinzione tra la crisi «nell'Europa», e quella «dell'Europa».
Sull'orlo del precipizio greco, cí sono oggi le fragilità innanzitutto di una classe dirigente che, senza scomodare i Padri fondatori, non è all'altezza dei Kohl, dei Delors e, perché no, dei Craxi dell'altro ieri. Bloccata sulla politica del rinvio ogni volta che deve e può decidere, non solo sul default di Atene: Ucraina, immigrazione, accordo di partnership transoceanica. Con l'ombra diuna geopolitica che può cambiare a favore di Russia e Cina.
Crisi nell'Europa, appunto, pur nella crescente necessità di respingere quella dell'Europa. Tra tante difficoltà, una guida interpretativa utile, quella di Patuelli, per affrontare problemi che da un pezzo, ben prima della globalizzazione diventata una «colpa» delle banche, non sono più nazionali. Problemi che la disunione europea aggraverebbe, e che il balbettio attuale evidenzia, in una spirale negativa che va interrotta con azioni forti e autorevoli come quelle indicate da questo libro prezioso.

Di Beppe Facchetti

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