La lezione di vita di Guidi (Calabria Ora)

di Domenica Bumbaca, del 30 ottobre 2012

Da Calabria Ora - 29 ottobre 2012
Il tour promozionale del suo libro ha fatto tappa a Palazzo Nieddu

«È il libro degli incontri, quegli incontri di parole e contatto umano. Per questo mi trovo a Locri perché con gli occhi di un burattino di legno voglio comunicare agli altri la gioia di vivere e con il pubblico presente condividere e scoprire insieme il bello dello stare insieme».
Medico neuropsichiatra infantile e politico, già ministro per la famiglia e la solidarietà sociale e sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Antonio Guidi si è presentato sabato sera nella città di Zaleuco a Palazzo Nieddu del Rio, con semplicità e voglia di conoscere e incontrare gente nuova. «Il libro (edito Rubbettino, non a caso ha scelto questa casa editrice - dice: «Ci siamo scelti. lo ho origini calabresi e mi è sembrato opportuno affrontare questa avventura con loro») - ci racconta, prima della presentazione del libro - è una chiave che mi permette di aprire nuovi orizzonti e nuove relazioni, senza di queste infatti, sarebbe inutile vivere. È il contatto con l'altro, il rapporto umano che ci rende forti e sensibili, perché proprioattraverso la virtualità riscopriamo l'umanità. Basterebbe un'intervista, una comparsa in tv per proporre il mio libro e riempire le piazze ma dobbiamo andare oltre, ecco perché ho inteso scrivere il libro e intraprendere il "Guidi tour" ».Guidi non si siede in cattedra a raccontare solo se stesso e a promuovere la vendita del libro. Quello verrà da sé, perché è il dialogo che cerca, l'incontro, appunto. E le sue parole, la testimonianza di un uomo disabile che ha sempre lottato per sé e per gli altri, fanno riflettere e spingono lo spettatore, protagonista del suo viaggio e della sua vita, a pendere il libro, leggerlo e farne tesoro. Quello che è successo a Locri, succede in tanti altri posti e la città, forse inconsapevole della straordinarietà dell'evento, avrebbe dovuto approfittare dell'occasione. Manifestazione culturale e sociale che si è trasformata in un momento tra amici, tra uomini spinti dal desiderio di conoscersi, grazie anche alla presenza dell' assistente sociale e moderatrice Mara Rechichi e l'assessore alle politiche sociali della città Gesualdo Dattilo, catturati dalla potenza del racconto di Guidi. L'incontro è leit motiv anche nel libro, dall'incontro con uomini del potere, con Berlusconi a quello con Papa Giovanni Paolo II, descrivendone attraverso questi momenti, la storia d'Italia, dei luoghi, della società, la storia delle persone. «Quel burattino di legno, posto sul tavolo della sala convegni, evoca - dice l'autore - il gioco più antico. Evoca l'infanzia di ognuno di noi, per lo meno, della mia. E poi c'è Pinocchio che per me, come medico, rappresenta il bambino con disabilità, il bambino senza mamma, quello che incontra i cattivi compagni, va incontro a vicende disperate che riguardano tutti noi. L’infanzia, d'altronde, vive di dolori ma anche di gioie. Come politico, invece Pinocchio è la bugia, è l'attesa. Nella mia carriera ho incontrato burattini come essere autonomi e con lo sforzo di vivere e migliorare. Ho visto coraggiosi vincere ma anche burattini passivi e pupari sconfitti, come anche in Calabria. Ho conosciuto anche burattini e pupari che tiravano i fili del destino di altri».
Guidi confessa che l'autobiografia, scritta con passione e a tre cuori insieme alle sue collaboratrici Silvia e Mariagiovanna, dapprima sembrava dovesse essere un testamento, poi è stata una rinascita e se vogliamo una scoperta "ho scoperto gli altri anche attraverso me". E poi l'accento sulla disabilità e le difficoltà incontrate in questa società. «Sono figlio di un mondo che non mi ha voluto a scuola, dove esistevano le discriminazioni fasciste e i manicomi, oggi questo è molto sottopelle ma oggi manca la speranza. E questa è la peggior barriera architettonica».

Manca oggi, la speranza di un cambiamento e alla Calabria onesta dice: «Non siate dormienti, sappiate che la libertà non si vede, ma quando manca si soffoca».

Di Domenica Bumbaca