La lezione di democrazia di Mario La Cava: la cultura alla base dell’unione e dell’identità sociale (lodoredelcaffe.altervista.org)

di Mariateresa Ripolo, del 26 marzo 2019

Sono trascorsi più di trent’anni dalla scomparsa di Mario La Cava, lo scrittore bovalinese che ha regalato alla Calabria opere di inestimabile valore che hanno contribuito a renderlo uno degli esponenti più importanti della letteratura non solo calabrese, ma anche italiana. 

Quando un’opera, anche a distanza di anni, è capace di accendere gli animi, suscitare scalpore, scatenare un dibattito, sollecitare domande, allora significa che ci troviamo di fronte ad un capolavoro: un’opera immortale. Ed è di questo che si tratta se parliamo de “I fatti di Casignana”, il capolavoro letterario di Mario La Cava pubblicato per la prima volta nel 1974 e che oggi, a distanza di tanti anni, viene riproposto da Rubbettino. 

Alla base della riedizione dell’opera c’è la volontà di riscoprire uno scritto che all’epoca della sua prima pubblicazione riuscì a scatenare reazioni molto forti, un “dono postumo” quello di La Cava, così come viene definito nella prefazione da Goffredo Fofi, lasciato ai lettori del nostro tempo. Parlare di quest’opera come di un “romanzo storico” sarebbe riduttivo, un tentativo semplicistico di etichettare un capolavoro di scrittura, un’opera eclettica, che si compone di differenti registri e che esplora diverse tematiche: un po’ saggio, un po’ romanzo, un po’ riflessione politica, La Cava in questo scritto non si preclude nulla, nemmeno il tentativo di condurre uno studio introspettivo degli stessi personaggi che vengono presentati al lettore con la naturalezza e la semplicità che hanno sempre contraddistinto il suo stile, una scrittura essenziale, scevra di inutili orpelli. 

La Cava scrive con la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una situazione molto complessa e decide di “denunciare” una serie di soprusi attraverso il resoconto romanzato di un avvenimento storico che ha significato molto per la Calabria e per l’Italia, una rivolta, quella avvenuta nel comune di Casignana, che ha rappresentato uno dei diversi tentativi di ribellione da parte dei contadini calabresi durante gli anni Venti del Novecento. 

Si tratta di un’opera in grado di accendere ancora oggi un forte dibattito se pensiamo al tentativo di La Cava di dimostrare, attraverso questo scritto e non solo, che i contrasti sociali possono rappresentare un terreno fertile dove far germogliare e crescere il seme della tirannia. Una lezione gramsciana in piena regola, che fa della cultura l’antidoto contro ogni tipo di dittatura; proprio attraverso la diffusione di una cultura condivisa, di una coesione sociale, è possibile far emergere la vera identità di un luogo e dei suoi abitanti. Una lezione, quella di Mario La Cava, fondamentale da ricordare: l’importanza di un confronto, di un dialogo, di un ponte che unisca le persone laddove troppo spesso vengono costruite mura, affinché non ci si dimentichi mai che dove non c’è possibilità di scelta non può esserci democrazia.