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La dimensione finanziaria del terrorismo e del contro-terrorismo transnazionale

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Collana: CeMiSS
2004, pp 132
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849807821
L’attacco alle Torri è costato solo 500 mila dollari, ma al-Qaeda ha bisogno di ingenti risorse per mantenere sia il consenso di una parte rilevante delle masse islamiche, sia l’“indotto” che opera intorno agli attacchi, e per espandersi secondo i suoi disegni geopolitici. Una filiera produttiva autosufficiente che le consente di rimanere nell’ombra e di auto-rigenerarsi: con capitale umano attinto dalla fucina delle scuole coraniche e delle moschee di tutto il mondo, con nuovi escamotage quando gli altri cadono nel mirino dell’intelligence, riallocandosi dove decide la direzione strategica. Dopo l’attacco del settembre 2001, si era formata una forte aspettativa sulla possibilità di tracciare la mappatura dei flussi di al-Qaeda e di aver ragione su di essa mediante questa via: la finanza internazionale teatro di guerra. Nel tempo però si è consolidata la consapevolezza della complessità della dimensione finanziaria della rete, crocevia di molteplici contributi – da quello della criminalità organizzata alla carità praticata nelle moschee da inconsapevoli fedeli, dai petrodollari fino alle risorse assicurate dall’ampio circuito a cui ha dato vita la “cooperazione rafforzata” tra i fratelli musulmani del terrorismo: si saldano ad al-Qaeda, Hamas, Hizballah, Jemaah Islamiah; portatori di finalità diverse, uniti dal medesimo odio verso l’Occidente e gli stati islamici moderati: corrotti e apostati. Con cerchi concentrici intorno ai bersagli, i riferimenti religiosi si convertono in disegni geopolitici. Il terrorismo è camaleontico; al-Qaeda è poi dotato della strategia “della goccia di mercurio”: veloce a disintegrarsi quando è colpita, rapida a ricomporsi in un tutt’uno. Dimostra così di possedere le qualità strategiche dell’organizzazione di successo: flessibilità e capacità di comando e controllo. Dunque, l’eventuale scomparsa di bin Laden non assicurerebbe affatto né la sua fine, né il suo minor grado di pericolosità. Quella contro il terrorismo islamico sarà una lunga guerra. Al-Qaeda e bin Laden ne costituiscono il marchio e i nomi: esorcismi, non risposte all’“emergenza complessa”. Sebbene determinante per inaridire i flussi di risorse che alimentano il terrorismo transnazionale, il contrasto finanziario non è sufficiente a pregiudicarne le capacità auto-rigeneratrici: bisogna relativizzarlo nell’ambito di una strategia multidimensionale di lungo periodo, capace di conquistare “le menti e i cuori delle masse islamiche”, cioè di includerle nella modernità e nella globalizzazione.