La crisi che verrà ovvero cosa aspettarci al rientro delle vacanze ()

di Redazione, del 25 luglio 2012

Sono purtroppo finiti i tempi in cui si partiva spensierati per le vacanze lasciando a casa i problemi e rinviando a settembre ogni genere di preoccupazione. Quest’anno, a giudicare dall’aria che tira, la tintarella apparirà forse un po’ più pallida per via dell’ansia generata dalle notizie che leggiamo ogni giorno sui giornali sullo stato di salute della nostra economia.
Abbiamo dunque pensato di chiedere a Paolo Savona, noto economista e autore per Rubbettino del best-seller Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi, di spiegarci cosa dobbiamo attenderci al ritorno dalle vacanze. Il professore, all’inizio un po’ riluttante a fare previsioni sempre difficili in un periodo di grande incertezza come quello che stiamo vivendo, alla fine ha voluto cedere alla nostra insana curiosità delineando due possibili scenari che presentiamo di seguito e che, comunque (quando si dice che la curiosità fa male...) in un modo o nell’altro, renderanno certamente più foschi i tramonti che pensavamo (o meglio speravamo) di godere spensierati in riva al mare.


Ecco i due scenari tracciati dal prof. Savona:

1. La BCE decide di svolgere un ruolo di lender of last resort senza esitazioni e per gli importi che il mercato sollecita. La speculazione viene bloccata, ma i problemi dell'area monetaria non ottimale restano e l'area si spacca tra i molti paesi che arretrano economicamente e patiscono disoccupazione e pochi altri che avanzano. Si devono temere conseguenze gravi sul piano sociale.
2. La Germania si oppone all'intervento della BCE e rifiuta di mettere a punto strumenti (come l'EFM) che svolgano la funzione di salvare i debiti sovrani in euro sotto attacco speculativo. L'euroarea si spacca e ciascun paese riprende la responsabilità di affrontare la "grande" crisi che ne consegue: svalutazione e inflazione elevata, ma ripresa delle esportazioni per i paesi deboli e rivalutazione con caduta del reddito per i paesi forti (perciò le società di rating hanno penalizzato anche la Germania). I disagi sociali dovrebbero essere minori, ma non assenti.
I mercati, secondo il Professore, non offrono alternative diverse e, comunque, in un caso o nell'altro, i problemi saranno tanti e gravi; tra questi il corso forzoso del debito pubblico. 
Sarebbe, a questo punto, meglio deciderlo subito e farlo bene, dando garanzie ai detentori, come già proposto da Savona e Michele Fratianni.