La crescita inceppata
Le "occasioni mancate" per l'Italia in un'analisi retrospettiva delle scelte di politica monetaria degli anni Ottanta

A cura di ,

Special Price €5,10

Prezzo Pieno: €6,00

aggiungi al carrello
aggiungi alla whishlist

Collana: I Quaderni di Thesmos
2003, pp 76
Rubbettino Editore, Economia e Finanza, Finanza e contabilità
isbn: 9788849807271
Agli inizi degli anni '80 l'Italia fu ad un punto di svolta. La crescita economica del nostro paese continuava ad essere "inceppata" - cioè al di sotto del reale potenziale - perché non si riusciva a tenere sotto controllo lo squilibrio della finanza pubblica, con conseguenze negative sull'allocazione delle risorse e fenomeni di spiazzamento della spesa privata da parte della spesa pubblica.
Solo grazie al quadro internazionale più favorevole negli anni seguenti e alla politica monetaria che passava gradualmente da un controllo diretto a un controllo indiretto del credito, con la Banca Centrale che andava riacquistando autonomia dal Tesoro, si ebbe qualche contenimento dell'inflazione pur con un continuo aumento del deficit primario e del debito pubblico in rapporto al prodotto interno lordo.
Si trattava tuttavia di equilibri instabili destinati ad aggravarsi nel tempo, in assenza di un risanamento della finanza pubblica. Solo lo sforzo del superamento del vincolo esterno e la teoria del“convoglio” ci hanno portato nell'arco del ventennio trascorso all'Unione Monetaria Europea. La sua piena realizzazione esige attraverso il patto di stabilità, il pieno risanamento della finanza pubblica, imponendo lo scioglimento di quei“nodi”, ormai venuti“al pettine”, che da tanto tempo ci trasciniamo insoluti.
Questo obiettivo è stato indicato sin dall'inizio come premessa fondamentale per uno sviluppo elevato e stabile. Il risanamento della finanza pubblica è stato raggiunto, per ora parzialmente e in modo non omogeneo, con non piccolo pregiudizio per la qualità e il ritmo di crescita dell'economia.
A partire dal gennaio 2002 circola una moneta comune in Europa: l'euro che ha sostituito le singole monete nazionali, già rese equivalenti dai cambi fissi tra i paesi membri, dall'inizio della terza fase del processo di unificazione monetaria. L'introduzione dell'euro a cui non eravamo adeguatamente preparati, ha determinato in Italia una cospicua perdita di potere d'acquisto. L'accelerazione dei prezzi che ne è derivata, è stata però mitigata dalla forza della moneta europea sui mercati internazionali.
La moneta comune è un simbolo che segnala un'unione sempre più stretta tra le economie dei Paesi aderenti e indica un percorso che, dopo una fase di transizione, dovrebbe portare a una crescita economica stabile. è quanto il futuro, attraverso le parole di questo volumetto, facendoci intravedere un grosso e prolungato sforzo, sembra promettere.