La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani
(1919-1920) Atti del Convegno Internazionale di Studi Portogruaro-Bibione 31 maggio-4 giugno 2000

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Collana: Varia
2003, pp 554
Rubbettino Editore, Politica, Relazioni internazionali
isbn: 9788849802481
Il destino dei trattati di pace è sempre stato difficile. La Conferenza della pace di Parigi ha attraversato il secolo ventesimo come un fantasma, che nelle sconvolgenti vicende recenti dei Balcani è parso riproporsi nei tratti più allarmanti. Un gruppo di studiosi e ricercatori italiani e stranieri, ad ottant’anni da quell’assise, hanno tentato un bilancio su quanto la ricerca e la storiografia hanno prodotto in merito a due punti fondamentali: analisi sul piano politico-militare, sociale ed etico dell’esito della guerra; apporti di quella conferenza nella creazione di organismi internazionali atti a far crescere e maturare un ordine nuovo fra le nazioni dell’Europa e del mondo. Il convegno di Bibione (Venezia), ha evidenziato in primo luogo come l’imponente documentazione archivistica, già da decenni disponibile, abbia sollecitato solo in parte la ricerca, apparsa poco sistematica e forse scarsamente incoraggiata; mentre ha individuato la presenza di più proficui studi, approdati in interessanti lavori, in merito all’organizzazione di convergenze unitarie internazionali politiche per salvaguardare la pace. Il presidente Wilson, laeder della Conferenza, è parso poco attento ai movimenti socio-culturali ed alle spinte politiche, specie di carattere nazionale, che si muovevano nei paesi europei. Il misconoscimento inoltre di un progetto di pace, penetrato da spirito di riconciliazione, ha lasciato il campo ad una presunta garanzia di preminenza politica e militare delle nazioni vincitrici poco rispondente alle aspettative universali proclamate da Georges Clemenceau in sede di apertura della Conferenza: “Non si tratta di pace territoriale o di pace continentale, ma di pace dei popoli. Questo programma basta a se stesso”. Il capo della delegazione della Repubblica tedesca, Brockdorff-Rantzau von Ulrich, in risposta alla notifica dei trattati, ammoniva: “È vero che noi ci siamo liberati dal regime del passato grazie all’esito della guerra, ma le imposizioni nemiche ci sottomettono al giogo straniero (…) che sfrutta la forza operosa del popolo tedesco per gli Stati vincitori. Nessuno Stato può sottoscrivere la rinuncia della propria indipendenza”. RELATORI ADAMTHWAITE ANTONY, Università Berkeley, USA BECKER JEAN-JACQUES, Università di Parigi BORZOMATI PIETRO, Università per stranieri, Perugia CAPUZZO ESTER, Università di Roma DEL PAL BERNARD, Università di Lione DE ROSA GABRIELE, Università di Roma DE VOLDER JAN, Università di Anversa HÖBELT LOTHAR, Università di Vienna FATTORINI EMMA, Università di Roma FEDALTO GIORGIO, Università di Padova FOGARTY GERALD, Università of Virginia, USA GARZIA ITALO, Università di Bari GHISALBERTI CARLO, Università di Roma GRASSI LAURO, Università di Milano GUIOTTO MADDALENA, Istituto ricerche storiche Vicenza HERDE PETER, Università di Wûrzburg KIESEWETTER ANDREAS, Università di Wûrzburg PASTORELLI PIETRO, Università di Roma RUMI GIORGIO, Università di Milano SALIMBENI FULVIO, Università di Trieste SCOTTÀ ANTONIO, Istituto ricerche storiche Vicenza SCHOLTYSECK JOACHIM, Università di Bonn TSIRPANLIS ZACCARIA, Università di Salonicco VENERUSO DANILO, Università di Genova