Stefano Levati
La «buona azienda negli eserciti prepara la vittoria… e genera l'economia»
Appalti, commissari e appaltatori nell'Italia napoleonica

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Collana: Stato, esercito e controllo del territorio
2010, pp 274
Rubbettino Editore
isbn: 8849824872
«È fuor di dubbio che una buona azienda negli eserciti prepara la vittoria, assicura le conquiste, mantiene l'ordine e genera l'economia. Considerata sotto tutti i rispetti, essa è di una grande importanza; i talenti militari non bastano da sé per conservare le conquiste, le quali si perdono quando non siano appoggiate da una giusta e illuminata amministrazione e per ciò voglionsi buone leggi ed esecutori istrutti ed integerrimi». A partire da queste considerazioni, espresse da Alessandro Zanoli, ex segretario generale del Ministero della guerra e della marina del napoleonico Regno d'Italia, e sulla scorta delle più recenti acquisizioni della storiografia «militare», il volume ripercorre l'evoluzione istituzionale e amministrativa degli organismi che sovrintesero all'articolato meccanismo organizzativo della guerra, e che permisero la realizzazione, praticamente dal nulla, di un esercito di quasi 80.000 uomini. A tal fine l'autore non solo ricostruisce le modalità di assegnazione dei servizi, i tempi, i modi e la durata delle gare d'appalto e cerca di valutarne l'efficacia e i limiti, ma esamina anche la provenienza, le esperienze pregresse e le condizioni in cui operarono i commissari di guerra, protagonisti spesso anonimi dell'epopea napoleonica, ma fondamentale trait d'union tra il Ministero della guerra e le truppe sparse sul territorio. Inoltre cerca di valutare la rilevanza che la realizzazione di un numeroso esercito ebbe sul piano delle opportunità d'investimento e sull'economia lombarda, e quindi di comprendere da dove provenissero i capitali necessari a sostenere tale operazione, quali fossero gli ambiti produttivi, oltre che mercantili, che vennero maggiormente coinvolti dalla domanda bellica e infine quali conseguenze ebbe tale domanda sul versante degli sviluppi della «tecnologia produttiva».