La belle époque italiana di Rio de Janeiro

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Collana: Varia
2013, pp 186
Rubbettino Editore, Storia, Storia generale e mondiale
isbn: 9788849838664

L’immigrazione di massa ha svolto un ruolo di primo piano nel tumultuoso processo di crescita di Rio de Janeiro, nell’arco di tempo che ha preso il nome di belle époque tropical, quando Rio era la capitale del Brasile. Nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, la comunità degli immigrati italiani, dopo quella portoghese, era la più numerosa e vivace, tanto da lasciare poi visibili tracce nella complicata e travolgente storia della metropoli brasiliana. In questo libro, l’autore ricostruisce l’intera vicenda dell’immigrazione italiana a Rio, prendendo le mosse dai suoi esordi, che risalgono principalmente al matrimonio tra la principessa napoletana Teresa Cristina di Borbone e il giovane imperatore del Brasile D. Pedro II: un evento che ha aperto la strada a molteplici e crescenti relazioni tra la penisola italiana e il Brasile. La narrazione si concentra poi sui decenni della belle époque, quando si sviluppa una consistente immigrazione, in prevalenza d’origine calabro-lucano-campana, attratta dalle opportunità offerte dallo straordinario sviluppo demografico, economico e sociale di Rio. L’approccio biografico del libro consente di entrare in profondità nelle vicende migratorie e nelle dinamiche sociali e culturali di questa belle époque carioca, restituendo al lettore con vivacità e freschezza il clima, le atmosfere, i percorsi spesso tortuosi e infine i conflitti sociali, culturali e politici che hanno connotato un’epoca di grande cambiamento. In questo scenario, emergono i volti e le storie di due gruppi familiari – i fratelli Jannuzzi, della calabrese Fuscaldo, e i fratelli Segreto, della cilentana San Martino – che, rispettivamente nell’architettura e nello spettacolo, imprimono il loro marchio a una belle époque più italiana che francese, guidando un protagonismo culturale e sociale che ha finito con l’appagare l’inesausta francofilia dell’élite carioca. L’intero lavoro mostra l’interesse del caso migratorio di Rio de Janeiro, sia sul versante della storia dell’emigrazione italiana che su quello della storia di Rio e del Brasile, destrutturando in entrambi i casi stereotipi pigri e consolidati.

Hanno detto del libro:

Sono questi i veri libri di narrativa, di narrazione nel senso più profondo, del nostro tempo.
Claudio Magris

Gli studi migratori di Cappelli sono cresciuti in sordina nel corso dell’ultimo Novecento, per poi esplodere nel nostro millennio.
Matteo Sanfilippo (Archivio Storico dell’Emigrazione Italiana)

L’epopea dell’emigrazione meridionale in Brasile raccontata con rigore storico e avvincente piglio narrativo. È un affresco asciutto, vivo, suggestivo e disincantato nello stesso tempo (…). Un racconto che mescola vicende politiche, familiari e collettive, sullo sfondo del fervore culturale che interessa la società carioca in un momento di grande slancio.
Teresa Grano (Rivista Calabrese di Storia del 900)

Le saghe biografiche familiari, fil rouge di tutta la vicenda, che rivelano una particolare attenzione alla genesi e l’evoluzione delle catene migratorie, (…) costituiscono la cifra stilistica di una vicenda “in carne e ossa”, ben lontana da vecchie generalizzazioni o stereotipi consolidati.
Benedetta Calandra (Il Mestiere di Storico)

Il merito di questo libro: gettar luce sulla migrazione italiana a Rio de Janeiro attraverso un approccio (…) così ricco da rendere questo testo un prezioso strumento per chiunque voglia inoltrarsi un po’ più in profondità nell’analisi dell’emigrazione italiana in Sud America.
Elena Bignami (Storicamente)

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