L'immigrazione nell'antica Roma: una questione attuale

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Collana: Rubbettino Unversità
2015, pp 62
Rubbettino Editore, Storia
isbn: 9788849844443

Roma antica è alle origini dell’Occidente, ma che cosa spiega il successo di una civiltà millenaria? Innanzitutto la consapevolezza di essere una civiltà. Roma era in primo luogo un’idea. Fondamentale era l’orgoglio di condividere quell’idea, di far parte di quella comunità. Roma nasce dalla fusione di popoli diversi. L’unità nella diversità è il sintagma che riassume al meglio questa condizione. Roma integra tutti e non conosce discriminazioni di razza né, almeno fino all’impero, di religione. Non era possibile tuttavia la doppia cittadinanza: o si stava da una parte o dall’altra. L’identità romana è molto chiara e molto forte. Le espulsioni, a partire dal III secolo a.C., frequenti. I migranti se non sono utili alle necessità dell’impero o se rischiano di turbare equilibri sociali o economici vengono respinti o cacciati. La cittadinanza si revoca a chi non la merita. L’interesse della res publica ė il principio cardine della politica romana in tema di immigrazione e di cittadinanza. Dice bene Elio Aristide: i romani sono l’unico fra i popoli antichi ad avere una concezione aperta di cittadinanza, ma la cittadinanza è stata concessa solo a chi se la è meritata. Aurelio Vittore, africano, ma orgogliosamente romano, conclude: la crisi di Roma è colpa di quegli imperatori che hanno lasciato entrare chiunque, persone per bene e delinquenti, civilizzati e barbari, favorendo la decadenza e consentendo ai barbari di governarci. Giuseppe

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