L'eretico
Mimì La Cavera, un liberale contro la razza padrona

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Collana: Storie
2012, pp 120
Rubbettino Editore, Biografie e storie vere, Biografie, Imprenditori e industriali, Biblioteca liberale, Storie
isbn: 9788849833553

È stato scritto tutto. E il contrario di tutto. Ma c’è una cosa che nessuno ha mai avuto la sfacciataggine di scrivere a proposito dell’ingegnere Domenico La Cavera, detto Mimì: era simpatico. Maledettamente simpatico. Lo è stato tutta la vita con interlocutori di volta in volta diversi: dai vertici della Confindustria del secondo dopoguerra con cui poi ruppe violentemente a Enrico Mattei, da Peppino Alessi primo presidente della regione siciliana a Emanuele Macaluso, da Mauro De Mauro a Vittorio Nisticò, direttore de «L’Ora», da Vito Guarrasi, avvocato palermitano a Gerlando Micciché, direttore del Banco di Sicilia. E poi i rapporti con il presidente della Fiat Vittorio Valletta che riuscì a convincere a creare uno stabilimento Fiat in Sicilia e in seguito i rapporti con l’avvocato Gianni Agnelli. Per arrivare ai nostri giorni con l’amicizia condivisa e la stima con i dirigenti di Confindustria. E poi il grande amore per la più bella donna d’Italia, la diva Eleonora Rossi Drago, conquistata con la caparbietà e lo charme di un uomo che sapeva vivere. Il racconto della vita di Mimì, che Macaluso ha giustamente definito «un piccolo profeta disarmato», si intreccia con la storia della Sicilia e dell’Italia, con quello che l’isola poteva essere e non è stata. La Cavera ha sempre cercato lo sviluppo dell’isola e si è scontrato con gli interessi dei pochi (i monopolisti), la ragion di Stato e vecchie e nuove trattative sulle spalle dei siciliani e in qualche caso anche degli italiani. Il suo pensiero, oggi, resta alla base del lavoro di Confindustria Sicilia che nel 2005 lo aveva nominato presidente onorario ricucendo la ferita aperta con l’espulsione del 1959.

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