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L'edilizia popolare in Italia agli inizi del Novecento

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Collana: La Politica
2003, pp 114
Rubbettino Editore, Arte, Architettura
isbn: 9788849804768
a cura di Massimo Baldini
introduzione di Corrado Sforza Fogliani
I saggi antologizzati nel presente volume sono tratti da La Riforma Sociale, una rivista fondata nel 1894 da Francesco Saverio Nitti e Luigi Roux e che ebbe Luigi Einaudi dapprima come redattore (1901), poi come condirettore (dal 1902 al 1907) e, infine, come direttore (dal 1908 sino al 1935, quando fu soppressa dal regime fascista). «Nel panorama nazionale , ha scritto Gian Maria Bravo ,, nel periodo compreso fra l'ultimo decennio dell'Ottocento e la metà degli anni '30 del secolo XX, la Riforma Socialespiccò per originalità, per la dimensione universale e cosmopolita dei suoi interventi, per la sua costante ricerca dell'innovazione e per il suo programma di comprensione della società (italiana, europea, mondiale)».La rivista fu portavoce degli ideali liberali e liberisti, ma ospitò anche voci diverse, contributi di radicali, socialisti e democratici. Tra i molti problemi da essa presi in esame a quello dell'edilizia popolare dedicò una attenzione particolarissima. Contro la“via pericolosa della municipalizzazione”, contro i“prezzi d'imperio” da applicarsi sulle pigioni presero posizione sulle sue pagine non pochi studiosi. Ad esempio, il medico Costanzo Einaudi, fratello minore di Luigi, intervenne nel 1902 con un saggio ispirato a forti istanze riformatrici, saggio che“può essere considerato il manifesto degli igienisti”.Gli autori liberali (da cabiati a Prato) si schierarono contro quanti, per una“miope politica di classe”, volevano“municipalizzare l'industria delle costruzioni” e si fecero paladini della“cooperazione edilizia”. Essi sottolinearono, inascoltati,“la prevalenza degli esiti negativi” che a livello europeo l'interventismo dei comuni nel settore abitativo aveva prodotto, esiti che a loro avviso avrebbero dovuto“suonare come vero monito”.Sul tema, poi, del calmiere imposto, nel corso dei secoli, alle pigioni Giuseppe Prato formulò riflessioni illuminanti giungendo alle amare conclusioni che «un diffuso pregiudizio dipinge il padrone di casa in odiosa figura di piovra parassitaria, la cui avidità insaziabile legittima le più spietate rappresaglie. La verità è tuttavia che, non da oggi e non in Italia soltanto, le sue condizioni economiche non sono fra le più liete».