L'Atlante delle mafie ()

di Alessandro Guarasci, del 20 gennaio 2014

da Radio Vaticana  del 18 gennaio

A cosa è dovuto il successo plurisecolare delle mafie italiane? Perché queste hanno ampliato la loro influenza? L'"Atlante delle mafie", volume secondo, edito da Rubbettino, prova a rispondere a queste domande. Il modello mafioso, infatti, si è dimostrato riproducibile nel tempo e non solo nel Mezzogiorno, ma anche nel Settentrione. Alessandro Guarasci ha sentito uno degli autori, il sociologo Enzo Ciconte.
R. – Il fattore scatenante, sostanzialmente, è stato il fatto che al Nord si poteva vendere droga in modo ampio e in modo sostanzialmente tranquillo, a parte gli arresti consueti ad un'attività criminale.
D. – Dalla droga si è passati poi velocemente al traffico di armi e ai grandi appalti pubblici. Quanto hanno contato, secondo lei, le complicità con una parte dell'imprenditoria locale?
R. – Senza la complicità, un mafioso che arriva al Nord non ha la possibilità di agganci. Gli uomini del Nord non hanno saputo contrastare le mafie, anzi hanno fatto affari e hanno avuto un rapporto di forte complicità, nonostante il Sud abbia insegnato loro che queste cose non si devono fare.
D. – Lei ha visto ritardi nell'azione di contrasto sia delle forze dell'ordine sia della magistratura in questi ultimi anni?
R. – In questi ultimi anni per la verità no. In generale, però, ha funzionato una sorta di secondo polo. Non sono mai stati lo Stato, le forze dell'ordine, la magistratura ad attaccare preventivamente la mafia, a fare i conti con questo fenomeno. La mafia è stata attaccata quando ha superato una certa soglia. L'ultima di queste soglie sono state le stragi di Falcone e Borsellino, tant'è vero che la mafia, Cosa Nostra, oggi è ridotta ai minimi termini, e cosa che sta succedendo solo adesso per quanto riguarda la 'ndrangheta. Anche lì, infatti, la cifra è stata data dall'omicidio di Fortugno e dalla strage di Duisburg in Germania.

di Alessandro Guarasci

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