Marcello Sèstito
L'architettata mano
Pentedattilo palmo di pietra

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Collana: Antiqua et Nova
2004, pp 98
Rubbettino Editore, Arte, Architettura
isbn: 9788849807677
Testo-pretesto la Mano di pietra di fango o di terra di Pentedattilo diviene espediente mnemonico per ulteriori riflessioni.
Legato indissolubilmente al nome che lo designa tale paese, raggrumatosi nei secoli alle pendici dell'Aspromonte, si segnala e ci segnala la sua imponenza nel paesaggio calabrese.
Monito, freno, saluto, è stato indagato e riprodotto da Kircher, dal Brenson, da Lear, da Escher che vi soggiornò a lungo negli anni trenta, e da artisti più a noi vicini.
Paradigma dell'operare u-mano esso si confronta con una parte apparentemente marginale della storia dell'architettura che usa la mano come simbolo segnale, oggetto catalizzatore, sinonimo di progettualità.Non è difficile immaginare che sotto tale escrescenza naturale possa nascondersi, come per il monte di Dinocrates, il suo gigantesco proprietario.
Attraverso una introspezione meticolosa, affiancata da un esauriente apparato bibliografico, la Mano di Pentedattilo: sinistra, tetra, rare volte solare, macchiata del sangue della Strage Degli Alberti, quasi una storia shakespeariana, debitrice di Giulietta e Romeo, si confonde con l'indagine su di una mano che vuole essere paradigma architettonico.
Ecco che la mano di Leonardo, del Filarete, di Le Corbusier, di Samonà, di Rossi, di Niemeyer, di La Pietra, di Mendini o di Borchers, compresa la Man-House dell'autore, risultano essere momenti laterali della storia del comporre, ma rivelatori di sottili speranze.