Istituzioni, capitale sociale e sviluppo locale

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Collana: Saggi
2001, pp 262
Rubbettino Editore
isbn: 9788849802740
Come si determina lo sviluppo? Sono sufficienti le sole forze di mercato per conseguire la crescita economica autosostenuta? Che ruolo hanno le istituzioni formali e informali? I saggi dei sociologi e degli economisti raccolti in questo libro tentano di fornire una risposta a questi interrogativi. La crisi del paradigma fordista, incentrato sul dominio della grande impresa monade e sui consumi standardizzati di massa, ha fatto emergere l'idea che la produzione è un processo intrinsecamente situato, che si ''nutre'' cioè delle risorse specifiche dei contesti socio-culturali (geografia, storia, cultura, organizzazione sociale, istituzioni locali). Di conseguenza, la qualità territoriale è diventata una leva strategica per la crescita economica, il principale attrattore di economie e di imprese. d'altro canto, l'assunzione della "territorialità" sta cambiando nel profondo il modo stesso di intendere lo sviluppo: i suoi lineamenti non sono più individuabili in semplici processi lineari, univoci e ripetitivi, né esclusivamente nei canonici ingredienti economici (capitali, imprese), bensì vanno rintracciati prevalentemente nella particolarità dei luoghi, nelle sedimentazioni umane localizzate, nelle organizzazioni radicate, nei caratteri ambientali, nelle norme e nei valori condivisi, nella densità dei tessuti relazionali, ossia nei contesti istituzionali locali. Lo sviluppo diventa così una costruzione sociale meno prevedibile e allo stesso tempo più tributaria delle peculiarità dei contesti, meno scontato e uniforme e più vario e caotico nella genesi e nelle dinamiche.