Intervista ad Aurelio Musi (letture.org)

di Redazione, del 04 luglio 2019

Masaniello

Il masaniellismo e la degrazione di un mito

Prof. Aurelio Musi, Lei è autore del libro Masaniello. Il masaniellismo e la degrazione di un mito pubblicato da Rubbettino: quando e come nasce il masaniellismo?
Il masaniellismo è termine usato soprattutto nella pubblicistica e nei media per indicare atteggiamenti e comportamenti assimilabili a quelli di Masaniello, il capopopolo napoletano che guidò i moti napoletani scoppiati nel luglio 1647. La rivolta ebbe un importante significato politico e sociale. Essa perseguì innanzitutto un obiettivo politico, la parificazione del potere nel governo di Napoli capitale del Regno tra nobiltà e popolo. Fu inoltre un moto contro la pressione fiscale imposta alla capitale dal governo spagnolo. Ebbe anche una forte impronta antinobiliare. La funzione storica di Masaniello fu quella di unire ceti popolari, artigiani e plebei, ma anche piccoli funzionari della amministrazione nella protesta antifiscale e antinobiliare. Nella rappresentazione semplificata, mediatica e quindi destoricizzata il personaggio Masaniello ha finito per diventare il sinonimo di qualsiasi capopopolo che si mette alla testa di proteste e rivolte senza capo né coda, per il semplice gusto di “fare ammuina”, creare disordine, senza proporsi obiettivi realizzabili.

In che modo è stata distorta nella storia la figura di Masaniello personaggio storico?
La figura di Masaniello divenne subito mito e antimito. Egli ha rappresentato nel tempo tutto e il contrario di tutto, eroe popolare capace di mobilitare le masse per la libertà contro l’oppressione, ma anche tiranno odioso, rappresentante dei bisogni degli oppressi, ma anche boss camorrista ecc. Questa dialettica tra santificazione e demonizzazione iniziò subito. Dopo la decapitazione di Masaniello nella sagrestia della chiesa Napoletana del Carmine ad opera di sicari assoldati da una congiura formata da nobili, mercanti, appaltatori di gabelle, mandanti dello stesso viceré duca d’Arcos, il corpo del capopopolo fu trascinato per l’intera città e fatto a pezzi, quindi ricomposto, profumato, portato in trionfo, quasi santificato dal popolo che prima lo aveva considerato il responsabile di tutte le sue disgrazie. I funerali di Masaniello furono una apoteosi e videro la partecipazione dell’intera città. Nel 1656, durante la peste che colpì Napoli, i predicatori convinsero il popolo del fatto che la peste fosse il castigo di Dio per il peccato della rivolta del 1647. Così Masaniello divenne il demonio, la fonte di tutti i Mali, il mostro assassino e sodomita, il depositario di tutti i vizi. La doppia immagine arriva fino a noi con tutte queste caratteristiche che hanno pesantemente deformato la figura storica di Masaniello. Nella pubblicistica spesso Masaniello diventa così il rappresentante del napoletano tipo, una sorta di simbolo, stereotipo che indica tutti i caratteri negativi di un popolo incline alla rivolta fine a sé stessa, disposto a seguire il capo del momento, ecc. È la degradazione di un mito che pure ha suscitato fascino e attrazione nel corso del tempo, conservando tuttavia sempre l’ambivalenza di cui si diceva.

 

Quali analogie e differenze è possibile rinvenire fra “masaniellismo”, populismo e neoborbonismo?
Le analogie tra masaniellismo e populismo sono soprattutto nel fatto che sia il primo che il secondo sono caratterizzati da una contraddizione: da un lato sono movimenti caratterizzati da un profondo disprezzo delle élite e dalla esaltazione mitica del popolo, dall’altro tendono a seguire quasi fideisticamente un capo a cui si affidano quasi ciecamente per essere guidati. Quanto al neoborbonismo, esso rivela un elemento che fu anche presente nel movimento storico di cui fu protagonista Masaniello: la tendenza cioè ad esaltare una mitica età dell’oro, felice per le condizioni del popolo. Nel caso di Masaniello il riferimento mitico fu all’età di Carlo V, perché il sovrano spagnolo aveva concesso l’abolizione delle gabelle. Nel caso dei neobornonici il riferimento mitico è al periodo borbónico, polemicamente esaltato contro l’unificazione italiana considerata una forma di colonizzazione violenta del Mezzogiorno. Di qui l’esaltazione dei primati del Regno borbónico, l’unità d’Italia considerata una conquista del Settentrione sul Sud, l’origine della questione meridionale attribuita al dominio piemontese, ecc.

 

Di quale attualità è la figura di Masaniello e come questa si lega alle vicende napoletane?
Masanielli napoletani sono stati considerati Achille Lauro, ma anche “Austin o  pazzo” che, cavalcando la sua potente moto, tenne in scacco polizia e carabinieri per giorni e notti, e divenne un mito per il popolo napoletano. Oggi anche il sindaco de Magistris e il governatore della regione, per la loro arroganza e per il loro populismo, sono stati paragonati a Masaniello. Il quale, forse, si starà rivoltando nella tomba per tutte queste improprie personificazioni.