Interrogativi sulla crisi economica (Girodivite)

di Redazione, del 31 ottobre 2012

Da Girodivite - 30 ottobre 2012
Qualche tempo fa avevamo recensito il libro del Prof. Savona “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi – Il caso Italia”. Un ottimo motivo per intervistarlo.
Il Prof. Savona è uno dei più autorevoli economisti italiani. Un economista controcorrente. I suoi maestri sono stati Guido Carli, Paolo Baffi, Ugo La Malfa e Franco Modigliani. Attualmente è Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. È autore di pregevoli saggi di economia che cercano di andare oltre al sentito dire e alle ricostruzioni di comodo. Come il suo ultimo libro intitolato “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi – Il caso Italia”. Un pamphlet dove affronta senza troppi giri di parole tematiche scottanti quali l’attuale crisi, l’euro e la globalizzazione. In breve, il Prof. Savona è uno dei pochi in grado di dirci in che direzione si muove la baracca. Che speriamo tutti rimanga in piedi dopo il passaggio della bufera...


Allora cos’è questa crisi? Noi “poveri umani” cominciamo ad avere delle idee piuttosto confuse al riguardo.

“È un punto di rottura che fa emergere tra i tanti problemi irrisolti dell’economia mondiale (il dollaro, il cambio fisso dello yuan, la finanza senza regole ecc.) le carezze di architettura dell’euro. Invece di mettere mano agli accordi – correggendo lo Statuto della BCE per ampliarne le funzioni (governo del cambio e della stabilità dei debiti sovrani) e gli obiettivi (sviluppo nella stabilità dei prezzi) e prevedendo politiche compensative per gli effetti degli shock asimmetrici sulle economie dei singoli paesi – si lavora sugli effetti (fondo salva stati e salva banche). La soluzione è creare un’unione politica da cui discendono tutte le decisioni oppure decidere chi può starci alle condizioni attuali e chi no. L’UE a 27 paesi è già divisa tra 17 che hanno l’euro e 10 che non l’hanno. Il Regno Unito ha dichiarato che non entrerà mai, perché non vuole condizionamenti, ma solo il mercato comune. Riprendiamo quindi dal mercato comune e da chi vuole stare nell’euro, come è attualmente organizzato.

Tutti a dire che l’unica ancora di salvezza è la creazione di lavoro. Come? Mica si può ritornare allo Stato “gestore” creatore di un sistema assistenziale. Forse le c.d. “risorse locali” potrebbero rappresentare una strada da intraprendere?

“La creazione di lavoro è l’obiettivo principale degli Stati moderni. Se si rinuncia, come va facendo l’UE, si compie un passo indietro sulla strada della civiltà. La creazione di opportunità di lavoro avviene usando la creazione monetaria e il fisco in funzione dello sviluppo e non della stabilità. Gli economisti non hanno ancora dato una risposta convincente se la stabilità è il presupposto dello sviluppo o viceversa. La scelta della Germania, seguita dal resto dei paesi, va considerata una posizione politica, che l’avvantaggia per un certo periodo, ma la svantaggia nel più lungo andare, quando gli altri paesi saranno costretti a rinunciare all’euro e al mercato comune per riprendersi la responsabilità di governare la società, ancor prima dell’economia.”

Sembra che gli strali di tutti noi abbiano due capri espiatori belli e pronti: l’euro e la globalizzazione. Ci stiamo sbagliando?

“Non ci stiamo sbagliano se gli strali si indirizzano a questo euro e a questa globalizzazione. O si fanno le riforme che ho indicato brevemente nella prima risposta o l’euro e la globalizzazione creeranno tensioni sociali insopportabili, come già avviene in Grecia e in Spagna. Naturalmente esiste chi ha prevenzioni su entrambi, ma i loro gravi difetti uniscono chi li vuole ben fatti e chi non li vuole proprio. Quando i ragionieri al potere andranno via,. cacciati dalla democrazia, e torneranno i politici dotati di una visione corretta di lungo periodo avverrà la scissione tra favorevoli e contrari alle due grandi istituzioni mondiali, l’euro e il mercato globale.”
Di Emanuele G.