In ricordo di Andrea Frezza: l'ebook del suo ultimo romanzo a 1,99 euro ()

di Redazione, del 06 luglio 2012

Si intitola "Così viviamo per dire sempre addio" il romanzo che Andrea Frezza, durante le ultime settimane della sua intensa vita, ha pubblicato con Rubbettino. È un romanzo struggente condotto sul filo dei ricordi e della malinconia dove si narra la storia di una nobile famiglia, i Santavelica, che decide di sacrificare tutto sull'altare della bellezza pur in mezzo alle brutture del secondo conflitto mondiale. Avrebbe dovuto essere il soggetto di un film intitolato "Boogie Woogie", ma la difficoltà di trovare i finanziamenti per quello che nella mente di Andrea avrebbe dovuto essere un vero colossal, lo spinse ad abbandonare il progetto.
Ed è con questo romanzo, che a quasi quattro mesi dalla scomparsa, Rubbettino vuole ricordare il Maestro, proponendo la versione ebook per questo primo week end di luglio a 1,99 euro. L'ebook è in vendita su tutti gli store on line e manterrà il prezzo speciale fino alla mezzanotte di domenica.

Sintesi del libro
«Qua nessuno sa chi sono. I Santavelica sono spariti. Qualcuno crede che io sia un professore di liceo o un dirigente dell’amministrazione dello Stato in pensione, alquanto bizzarro nell’aspetto, che con i soldi della liquidazione ha acquistato e restaurato la casetta dello scoglio.» Così l’ultimo discendente dei Santavelica che ha deciso di trascorre la fine della sua vita rifugiandosi a pochi metri dalla villa dov’è nato. Di fronte all’azzurro dello Stretto di Messina, tra una passeggiata in riva al mare e un’insalata di pomodori, Matteo insegue fino in fondo l’amore e la bellezza, gli stessi mali che hanno segnato la decadenza della sua famiglia. L’opprimente solitudine è rischiarata dalle candele dei ricordi: lo zio Gioacchino in pellegrinaggio circolare verso la Terra Santa; Sisina sposa per un giorno; l’estate del ’52 ad Anacapri insieme a nonna Ruth; gli anni in America, la visita ad Hemingway, Chandler, Marilyn. Così Matteo vive il tempo che rimane per imparare a dire l’ultima volta addio.

Andrea Frezza
È stato regista, sceneggiatore, critico cinematografico e scrittore. Come regista ha diretto tra gli altri il celebre film "Il gatto selvaggio" diventato famoso per avere preconizzato quelli che poi sarebbero passati alla storia come gli anni di piombo. Ha lavorato con i grandi maestri del cinema, da Pasolini a Bresson, a Orson Welles. Ha vissuto gran parte della sua vita in California dove ha lavorato come sceneggiatore per gli Studios di Hollywood e come docente universitario a Berkeley. Ha scritto diversi romanzi, quattro dei quali editi da Rubbettino: la trilogia di gialli dedicata a Vibo Valentia (Albergo Paradiso, L'assedio dei quaranta inverni, La cruna della notte) e il memoir Così viviamo per dire sempre addio.

L'addio sulla stampa di Florindo Rubbettino ad Andrea Frezza
(da "Il Quotidiano della Calabria", 30 marzo 2012)

"Non so aggrapparmi alla vita. Avrei voluto volare ancora ma, come dicevo, resto qui. Solo. Sperduto. Confuso. Sconfortato. Disperato. (…) chiudo spesso gli occhi per abituarmi all’oscurità della morte. Vorrei sparare agli orologi come i comunardi per azzerare il tempo.
Le ultime foglie cadono nell’inverno che raggela la mia anima. Ru’ah, il vento, porta via i miei pensieri, le memorie, la felicità e il dolore. Ancora non so come dire addio ma sento che imparerò presto".

Si chiude così, con queste parole che ora appaiono tristemente profetiche l’ultimo libro che Andrea Frezza ha voluto pubblicare con Rubbettino, intitolato significativamente con un verso di Rilke "Così viviamo per dire sempre addio".
Non so, Andrea, se tu abbia imparato a dire addio, forse certe cose non si imparano mai. Del resto era difficile dire addio a una vita vissuta intensamente come la tua. Ricordo con piacere le belle chiacchierate fatte insieme e i tanti aneddoti che amavi raccontare. Di quando giovane studente universitario bussasti a casa Moravia e di fronte al celebre scrittore, un po’ sbalordito e un po’ incuriosito da quel giovanotto temerario, chiedesti tutto d’un fiato: "come si fa a fare lo scrittore?", o di quando Orson Welles che avresti dovuto sollecitare per affrettarsi a recarsi sul set ti fece sedere a tavola insieme a lui cercando di insegnarti come si prepara un’ottima insalata o, ancora, di Bresson che durante il periodo in cui lavorasti con lui come assistente alla regia fece finta di ignorare la tua esistenza… quanti racconti, quanti ricordi… non si può dire addio così facilmente a una vita come la tua.
Ci avviciniamo alla Pasqua e mi tornano in mente le parole di lamento di Gesù su Gerusalemme raccontate dall’evangelista Luca: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti son mandati…" e non posso non pensare alla nostra terra, alla nostra Calabria che uccide i suoi figli migliori con le pietre dell’indifferenza, salvo poi piangerne inconsolabile il ricordo.
È successo così anche a te, Andrea. Morto solo e dimenticato nella tua casetta in riva al mare a Vibo Marina, in questa terra che hai amato profondamente, in quella città nella quale sei cresciuto e che hai voluto in una trilogia di thriller pubblicati con noi ribattezzare "Vi.Va.", facendo il verso a "L.A.", Los Angeles, ma scegliendo un acronimo che ti facesse ricordare quella città ricca di cultura e di fermento che avevi conosciuto da ragazzo e che adesso facevi così fatica a riconoscere.
Domani i giornali parleranno a lungo di te e, tutti, faranno a gara a riconoscere i tratti del grande artista, del regista immortale, dello scrittore autentico… Sono sicuro però che tanti complimenti ti faranno scoppiare in una delle tue fragorose risate dei tempi migliori e ti faranno dire (come amavi ripetere) che tu "scrivi libri di consumo, da leggere in treno… non vuoi essere un grande scrittore".
Eppure, Andrea, se tanta retorica servirà a qualcosa, mi auguro che riesca, almeno adesso, a farti conoscere a quanti finora, più o meno colpevolmente, hanno ignorato la tua opera.
Alla Rubbettino abbiamo sempre creduto che i tuoi libri rappresentano un momento importante e significativo della produzione letteraria della nostra regione. La tua opera ci ha insegnato a conoscere una Calabria finora sconosciuta, lontana dalle ambientazioni neorealiste di gran parte della produzione letteraria locale, ma non per questo meno autentica e ricca di fascino.
Grazie Andrea, grazie per aver voluto condividere con la nostra Casa Editrice un pezzo del tuo cammino artistico, umano e intellettuale. Da parte mia lavorerò perché, finita la retorica del giorno dopo, il tuo nome non torni nell’oblio.
D’altronde come scrivi nel tuo ultimo libro "Se i ricordi sono un dolore, la loro assenza è una fonte di sofferenza ancora più grande".
Scusami Andrea, ma è veramente difficile imparare a dire addio…