Il vantaggio delle libertà. Come costruire la società aperta in Italia (Il Mondo )

di A. Calabr, del 24 gennaio 2014

Da Il Mondo del 24 gennaio

La recessione in Italia è finita, ma la crisi che ha bruciato redditi, posti di lavoro, capacità produttiva e competenze invece no. L'economia mondiale ha ricominciato a crescere, ma tra nuovi conflitti e contraddizioni. E i paradigmi che hanno ispirato negli ultimi trent'anni pensieri e azioni di molti tra governanti, banchieri, imprenditori, vanno criticamente rivisti. Senza conformismi. Ma affrontando anche le posizioni più radicali. Luciano Gallino, in il colpo di Stato di banche e governi. L'attacco alla democrazia in Europa, conclude una trilogia cominciata con L'impresa irresponsabile e con Finanzcapitalismo, sostenendo che il tracollo finanziario della Grande crisi non dipende dal debito pubblico accumulato dagli Stati né dagli eccessi di spesa sociale che avrebbero minato i conti pubblici, ma dalla scelta, tutta politica, di lasciare mano libera a entità (le grandi banche e le finanziarie) che hanno scatenato una gigantesca corsa alla speculazione, all'economia di carta. E l'ideologia mercatista (il «liberi tutti» per i banchieri d'assalto) ha fatto da scudo a uno stravolgimento di regole, interessi, progetti. Adesso, dice Gallino, bisogna riportare la finanza al servizio dell'economia reale, creando innanzitutto lavoro, volano fondamentale per la crescita. È tempo, insomma, di tornare alla politica, alla responsabilità sullo sviluppo sostenibile. Un nuovo scenario in cui avrà posto l'Europa, non con l'austerità ideologica (e la finanza dissennata), ma con l'occupazione e il welfare. Keynes riletto e aggiornato ai tempi nuovi. Tutt'altra la strada indicata da Sebastiano Bavetta e Pietro Navarra in ll vantaggio delle libertà. Come costruire la società aperta in Italia: pensiero liberale sulla scia di Karl Popper, von Mises e Stuart Mill, nella convinzione che la crisi, soprattutto nel nostro Paese, affondi le radici nell'invadenza dello Stato (con il seguito di clientele, corporazioni, capitalismo di relazione) e nella scarsa presenza di culture dell'autonomia, del merito e della responsabilità. L'Italia avrebbe bisogno di più libertà, insomma. Di attori economici in grado di costruire imprese e sviluppo, fuori dai vincoli di eccessi legislativi, regolatori, burocratici. Uno sguardo critico sullo stato delle cose viene dalle pagine di L'Italia che abbiamo trovato, quella che lasciamo, una raccolta di saggi (con le firme dregotti, Veronesi, Artoni, Marchetti, Uckmar, tra gli altri) a cura di Luigi Guatri, professore di punta della Bocconi. La vitalità del dopoguerra s'è dispersa nei rivoli di cattive legislazioni, scelte consociative, debito pubblico, sprechi di risorse ed esplosione del debito pubblico. Eppure, dicono gli autori, l'Italia ha energie da spendere, nonostante tutto. Per fare impresa e sviluppo.
Si ritorna dunque a parlare di politica. Come fa Sabino Cassese in Chi governa il mondo?, saggio eccellente di global polity attento a porre le basi di una riflessione su una governance di cui sono attori non solo i tradizionali Stati, ma gli organismi internazionali, i summit come il G8 e il G20, le Ong, le agenzie e le multinazionali imprenditoriali e finanziarie. Equilibri in transizione. Storia ancora tutta da scrivere.

di A. Calabrò
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