Il profondo e il sublime nella logoterapia di Frankl

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Collana: Scaffale universitario
2006, pp 246
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 9788849813999
È di non poca consolazione, avere consapevolezza chenon necessariamente, un autore deve avere compreso egli stesso il senso pieno del suo testo, e che perciò l’interprete può e deve spesso capirlo in modo più completo di lui. Con il presente volume si vorrebbe contribuire al superamento del monopolio onnicomprensivo del sistema fisicista e, con l’aiuto di Frankl, lasciarsi illuminare da quel senso che non può essere costruito ma può venire invocato. Dalla logoterapia, infatti, può venire un contributo per la cura di una nevrosi oggi molto diffusa: il vuoto e la noia esistenziali. La mancanza di senso si risolve, non poche volte, nell’angoscia e in quella malattia mortale che è la disperazione. In seconda istanza, si propone un tentativo di confronto fra i tre colossi della psicoanalisi, ossia Freud, Adler e Jung, al fine di non rimanere ingabbiati da una psicologia senza anima e priva dello spirito e porre in evidenza quegli elementi validi e vitali che l’uomo richiede per rifuggire dagli aspetti deteriori dell’odierna civiltà massificata. Si propone anche come approfondimento nella ricerca di filosofi e di psicologi - le radici - dal cui studio Frankl ha potuto costruire il suo metodo logoterapico, aiutato dalla sua singolare esperienza umana di dolore quale può trovarsi solo in un lager nazista. Infine, nel presentare questa figura così complessa e al tempo stesso stimolante di Frankl, si vuol sostenere che l’uomo è veramente libero quando si identifica con un compito che lo trascende e che, presto o tardi, lo porterà ad incontrarsi con il Committente, o, detto altrimenti e in versi: Se vuoi trovare la sorgente, devi proseguire in su, controcorrente.