Silvio Mantovani
Il partito che non c'è
Come dovrebbe essere il partito dei riformisti

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Collana: Problemi aperti
2005, pp XXX+96
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 9788849810561
Prefazione di Claudio Petruccioli
Nel 1995 un gruppo di parlamentari avviò un'iniziativa comune. C'erano Claudio Petruccioli, Enrico Morando e altri. C'era anche Silvio Mantovani, l'autore di questo libro. Furono chiamati ulivisti e poi, dopo separazioni e aggregazioni, liberal. Il loro obiettivo era la trasformazione dell'alleanza dell'Ulivo in un partito che superasse le divisioni a sinistra, unificasse le diverse anime del riformismo italiano e fosse uno dei pilastri politici del sistema bipolare.
Oggi, passati dieci anni, forse l'obiettivo si avvicina.
Perché la nascita di questo nuovo partito è necessaria? E quale forma organizzativa dovrebbe avere? Quali regole dovrebbero disciplinarne la vita interna? Silvio Mantovani, partendo dalla sua esperienza di militante e dirigente del pci, del pds e dei ds, risponde a queste domande. In particolare, sottolinea che il dibattito sulle ragioni della nascita del nuovo partito ne trascura una molto importante: non si tratta solo di superare la frammentazione a sinistra, ma di affrontare la grave crisi dei partiti esistenti.
Il nuovo partito è necessario non solo per dare compiutezza al sistema bipolare e favorire la stabilità e la governabilità, ma per ridare credito e, se possibile, fascino alla politica.
Il“partito che non c'è” dovrà essere nuovo non solo per il programma, ma per la sua forma, adeguata all'evoluzione sociale, istituzionale e tecnologica della nostra società.