Il partito aperto e i suoi oppositori
ovvero Sulla crisi della politica e sulla morte e trasfigurazione dei partiti politici in Italia

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Collana: Varia Colibrì
2005, pp 82
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849813201
Prefazione di Prefazione di Antonio Maccanico
Viviamo una “nuova età”, caratterizzata dalla presenza di un contesto sociale, culturale e politico che pone problemi inediti ed offre inesplorate opportunità. L’imperiosa rivoluzione scientifica e tecnologica, con il connesso sovraccarico di intricate questioni etiche, la progressiva ed ineludibile dimensione globale delle principali questioni che interessano la vita degli individui e degli stati, il tramonto delle grandi ideologie che offrivano rassicuranti “visioni” del mondo, la potenza e la prepotenza dell’economia che si riflette nel declino inarrestabile degli antichi stati nazionali, questi ed altri elementi concorrono tutti a definire una profonda “crisi” della politica e della democrazia contemporanea. La politica, infatti, appare afasica, incapace di offrire risposte adeguate e soluzioni innovative alla realtà in mutamento; la democrazia deperisce qualitativamente e rischia di avvitarsi in pseudo- soluzioni di tipo procedurale, fondamentalmente emulative del modello di razionalità strumentale tipico dell’economia; con una sovrabbondanza di discorsi ingegneristici, che attengono al mutamento delle regole, ed una preoccupante scarsità di riflessione attorno all’urgente bisogno di innovare le forme e gli strumenti dell’agire politico. Facendo “precipitare” l’analisi più generale nella situazione culturale e politica italiana, in questo breve saggio si sostiene la necessità, e l’opportunità, di tornare a riflettere sullo “strumento partito”, del quale si propone di ritessere l’elogio, ma in una chiave del tutto rinnovata rispetto alle forme che abbiamo conosciuto nel secolo scorso. La proposta di un “partito aperto”, in grado di farsi attraversare dalle novità che vanno emergendo nella società, dovrebbe puntare a riconoscere le differenze che si vanno moltiplicando e nel contempo a tentare, grazie all’arte della politica, una sintesi superiore, che favorisca il riavvicinamento di un demos sempre più distante e disaffezionato nei riguardi di una “cittadella del potere” progressivamente vissuta come lontana ed autoreferenziale.