Il male inutile di Marco Lupis (pennedoriente.wordpress.com)

di Serena Lavezzi, del 13 giugno 2018

Il male inutile

Dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali le testimonianze di un reporter di guerra

Buona settimana lettori! Oggi vi faccio compagnia con una recensione un po’ particolare, che esula dai romanzi a cui vi ho abituato. Il libro che vi presento è la ricostruzione storica di fatti poco conosciuti, ma di grande importanza umana. Venite, vi presento Il male inutile del giornalista Marco Lupis, per la rubrica Ovest-Est.

Tenevo in modo particolare a questo articolo, per svariate ragioni che cercherò di spiegarvi. Il libro narra dell’esperienza dell’autore come reporter di guerra in tutto il mondo e ci riporta le sue dirette testimonianze su alcune delle peggiori malefatte della storia. Le stragi rimaste impunite a Timor, in Kosovo, Cambogia, Indonesia, Filippine, Cile, Nepal e per citarne soltanto alcune. Una mappa di sangue che scandisce senza tregua gli anni Novanta e i primissimi Duemila. Marco Lupis, inviato in queste zone nel suo ruolo di giornalista, al tempo riportò per i media italiani le drammatiche situazioni di questi paesi in lotta. Insieme a tutti questi terribili eventi, tra cui massacri, dittature e colpi di stato, c’è un capitolo in particolare che mi ha colpito: quello dedicato ai misfatti perpetrati dall’esercito giapponese durante la Guerra del Pacifico, negli anni ’40 del XX secolo. L’argomento non mi era affatto nuovo, tanto che il mio romanzo (in uscita a luglio) tratta proprio di questo. Motivo in più per leggere con attenzione le parole di Lupis e riflettere, più di ogni altra cosa, sull’esistenza imperitura di una linea sottile che divide la luce e l’ombra. Nell’animo umano, nella vita di tutti i giorni. Il libro parla proprio di questo: della natura più immonda dell’uomo che coesiste, inevitabilmente, a fianco dei gesti più banali che scandiscono la nostra quotidianità. Seppur il suo libro sia colmo di esempi al riguardo, mi soffermerò in particolare su questo capitolo.

Forse alcuni di voi potrebbero domandarsi perché scelgo di parlare del Giappone in questi termini, benché ami molto questo paese. E forse è proprio per questo che ci tengo anche ad esplorare con voi una visione diversa dal solito. Niente al mondo è perfetto e credo che se si desidera comprendere a fondo un paese, una cultura, anche una persona, sia necessario conoscerne tutte le sfaccettature. Positive e negative, così che da ogni cosa si possa imparare. Forse alcuni di voi già sanno che ho una formazione universitaria da storica, per cui ho sempre amato molto studiare la Storia e a maggior ragione quella del Sol Levante. Avevo già fatto molte ricerche su alcuni degli argomenti di cui ci parla Lupis nel libro, per il mio romanzo e ho ritrovato nelle sue parole un resoconto minuzioso e veritiero degli eventi. Conoscevo già la sua scrittura e la serietà intellettuale, il rigore scientifico, con cui affronta la narrazione di eventi e fatti, avendo letto e recensito per voi il suo libro di interviste. Sono rimasta affascinata una volta di più dalla sua grande capacità di raccontare.

Sono tre in particolare gli avvenimenti su cui si sofferma l’autore, a proposito del Giappone. Il fenomeno brutale delle comfort woman coreane e non solo (bambine e ragazze rapite per diventare prostitute dei soldati) portate nei territori occupati dall’armata giapponese in tutta l’Asia; le atrocità commesse dall’unità 731 in Manciuria, un gruppo segreto dell’esercito nipponico che svolgeva esperimenti medici e scientifici ai danni dei civili catturati e rinchiusi in un vero e proprio campo di concentramento, nel nord della Cina durante l’occupazione; infine il sogno di unire, sotto la bandiera del Sol levante, Singapore all’India attraverso la costruzione di cinquecento chilometri di ferrovia ad opera dei prigionieri resi schiavi. Questi tre fatti ridisegnano davanti ai nostri occhi una nuova versione della Guerra del Pacifico, attraverso le parole di Lupis veniamo spinti a intraprendere un percorso accidentato, sgradevole, ma ben delineato e senza tentennamenti. La realtà della guerra, in ogni luogo ed epoca, si prospetta come l’altra faccia della normalità umana e questo racconto storico non fa eccezione. Il giornalista tenta di razionalizzare per noi dolori e atrocità, anche attraverso brevi interviste e testimonianze, come quella a Chong Ok Sun. Questa donna, incontrata da lui alla fine degli anni Novanta, aveva sessantotto anni e viveva a Taiwan; era nata in Corea del Nord e nel 1939, all’età di quindici anni, viene avvicinata da due uomini giapponesi che le promettono un lavoro decoroso e una vita agiata lontano dal suo paese. Lei cade nel bieco inganno e si ritrova su un carro bestiame, diretta a Taiwan, allora sotto il controllo del Giappone. Qua le viene assegnata una stanzetta con una brandina e una tenda, oltre questa solo file interminabili di soldati giorno e notte. E questo è solo un esempio delle testimonianze che troverete in questo libro, dove vi ricordo che si parla di tutto il mondo.

Uno degli aspetti più interessanti è la volontà di Lupis di raccontare, non soltanto le malefatte perpetrate da potenti ed eserciti, ma anche l’attenzione posta alle storie di chi tenta di fare giustizia, di chi lotta da decenni per riportare una sorta di pace nel cuore di tutti coloro che hanno sofferto. Studiosi, ricercatori, associazioni, persone comuni, sono tanti quelli che pretendono una sorta di rivincita morale, umana soprattutto, per i fatti accaduti durante le guerre, i colpi di stato, le dittature. In molti di questi casi il processo è ancora lontano dall’essere compiuto, la burocrazia, il silenzio, l’omertà sono nemici della giustizia da sempre. Nella prefazione del libro, scritta da una famosa reporter, leggiamo che questo testo è importante per testimoniare su eventi devastanti e terribili e per far sì che la consapevolezza e la conoscenza condivisa impediscano il ripetersi ostinato di questi fatti. Io credo che sprono ancora maggiore a questo lo diano proprio i riferimenti che fa l’autore alla necessità e volontà delle persone a mettere a nudo questi episodi neri della storia per riottenere la dignità rubata.

In conclusione consiglio questo libro, a metà tra il reportage giornalistico e la biografia, a chi non ha paura dell’animo più buio degli uomini, a chi ha voglia di conoscere storie in gran parte ancora nascoste. Vi auguro una buona lettura, sempre.