Il Kossiga che guardò oltre il muro? Annoiava i figli con i filmini... (Il Futurista)

di Redazione, del 30 maggio 2012

Da Il Futurista - 30 maggio 2012
Riuscire a scrivere di Francesco Cossi­ga non deve essere un’impresa semplice: l’uomo che, quando era a capo del Viminale, mandò i blindati nella zona universitaria per contrastare le proteste degli studenti; l’uomo che ha vis­suto da vicino il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (esperienza che - lo stesso Cossiga ha ammesso - lo ha segnato nello spirito e nel corpo); l’uomo che ricevette la delega, come sottosegre­tario alla Difesa, a sovrinten­dere Gladio, sezione italiana di Stay behind net, organiz­zazione segreta dell’Allean­za atlantica (di cui facevano parte anche Austria e Svezia). L’uomo che guardò oltre il muro, come ha scritto Clio Pedone, giornalista esperta di politica internazionale, nel suo libro edito da Rubettino, in cui racconta un Cossiga diver­so da come lo si ricorda abi­tualmente. Non il ritratto del picconatore ma una versione inedita del politico sardo. Pe­done presenta ai lettori un Cossiga intento a raccontare alcuni passaggi cruciali del Novecento, dalla crisi degli euromissili alla crisi di Sigo­nella, dal minuzioso ritratto di Mikhail Gorbaciov e della consorte Raissa a quello del­la Lady di ferro, Margareth Tatcher. Un album di ricordi in cui vengono sviscerate le esperienze del “picconatore”

Nel titolo scelto per si fa un attento riferimento a un mo­mento storico, quello che è preludio alla caduta del muro di Berlino. Nel concepire la frase «guardò oltre il muro» si tenta di evocare il senso del divenire, dell’azione in itine­re, dello sguardo - quello di Cossiga - proiettato oltre il muro, verso un’Europa unita e nuovi orizzonti di relazioni internazionali, oltre le divi­sioni politiche che hanno la­cerato - e cambiato - il mondo nel secolo scorso.

Il libro è impreziosito dal­la prefazione della figlia del Presidente Emerito della Repubblica, Anna Maria. «Il libro di Pedone - ha scritto - riporta non solo la testimo­nianza diretta del Presidente, ma anche quella preziosa dei suoi più stretti collaboratori e amici. Per chi lo ha conosciu­to, è facile riconoscere nel te­sto il “Kossiga” con la kappa, ma anche l’”amerikano” con la kappa. E ancora: il profon­do conoscitore della cultura politica tedesca e britannica; il politico cattolico talvolta affascinato dall’Unione so­vietica - negli ultimi anni, sosteneva ridendo, e facendo ricorso agli amati parados­si, di essere uno dei pochi stalinisti rimasti al mondo -, l’abile mediatore non solo in patria, ma anche nel difficile scenario della Guerra fredda. Permettetemi - scrive ancora Anna Maria Cossiga - un ri­cordo filiale: rivedo ancora il filmino cui Cossiga accenna nel libro. Un’ora e più di ce­mento, apparentemente sen­za alcun senso. Una vera noia per noi figli, che prendevamo bonariamente in giro quel padre poco dotato di capacità cinematografiche. È un vero peccato non sapere che fine abbia fatto quel filmino». Un ricordo umano, tenero, come può essere quello di una fi­glia: anche in questa scelta di affidare la prefazione ad Anna Maria Cossiga, si nota l’in­tenzione di Pedone di dare un taglio umano, diverso, altro rispetto al solito di Francesco Cossiga.

Un Cossiga inusuale, spo­gliato dei panni di uomo po­litico e di Stato, e immerso in un’umanità inedita, in cui l’amore per la politica estera e per gli orizzonti ampi si in­treccia ad una sincera sponta­neità, che vede il Presidente Emerito della Repubblica ita­liana mollare per un attimo il piccone e inforcare meglio gli occhiali, per guardare oltre il muro. E mentre lui tiene fer­mo l’orizzonte col suo sguar­do, noi possiamo permetterci di ripensare il personaggio, valutando con la calma che i giudizi postumi permettono una controversa quanto de­terminante figura della storia politica italiana.

Di Libero Inglese