Il fascismo? Una storia tutta di sinistra (La Voce di Romagna Rimini)

di Redazione, del 04 ottobre 2013

9788849839104_13E0434_Farell_Mazzuca_Piatto_150Da La Voce di Romagna Rimini del 04/10/2013

Intervistare Nicholas Farrell è un'avventura. Non si fa trovare mai, ti dice che prende un caffè e non lo senti per ore. Farà parte del personaggio. Comunque: Farrell è celebre perché ha insegnato agli italiani chi era Benito Mussolini. Questa volta, poi, cavalca la mostra su Il giovane Mussolini, inaugurata domenica a Predappio fino al 31 maggio 2014  per sfornare un libro, Il compagno Mussolini, pubblicato da Rubbettino, controfirmato da un giornalista di calibro come Giancarlo Mazzuca, «che da lunedì è a Predappio, ma nel resto d'Italia a novembre: cosa ne parliamo a fare?». Ecco, Farrell vuole fare sempre il furbo. Senti, la tesi è quella che il fascismo è un affare di sinistra, una deviazione socialista. «Se guardi quello che ha scritto e detto Mussolini a Forlì, quando era direttore di Lotta di classe, ricorrono le stesse  idee del fascismo: odia la democrazia, perché è il trucco della borghesia, allo stesso tempo disprezza il Parlamento. Ritiene necessaria una rivoluzione  extraparlamentare. Dice che la qualità è più importante della quantità, uno dei temi fondamentali del fascismo, che esalta i produttori rispetto ai parassiti. E tutto questo Mussolini lo dice nel 1910-11, da socialista, e i socialisti, si sa, erano i primi comunisti». Ma poi c'è lo strappo della Prima guerra mondiale, Mussolini mette l'elmo da interventista, con il partito è guerra aperta. «Mussolini capisce che la difesa della patria contro il nemico è più importante dell'internazionale e della lotta di classe. E la sua posizione è la stessa del partito socialista tedesco e francese». Rompere le scatole agli storici nostrani. Farrell non dice niente di nuovo, ma documenta per bene ciò che dà fastidio agli storici del Belpaese. Intanto «l'affinità, la continuità del socialismo con il fascismo. Niente di nuovo, hai ragione: basta guardare la prossimità tra tutte le rivoluzioni di sinistra del Novecento e quella fascista. Se pensi a Cuba, che cos'è? Fascismo, socialismo nazionalista. Anche il comunismo sovietico era nazionalista». E poi, la faccenda ebraica. Farrell ricostruisce l'amore di Mussolini con Margherita Sarfatti, sorprendente dama ebrea,  dall'intelligenza inusuale. Mussolini «non aveva nulla contro gli ebrei, essendo lontano anni luce da qualsiasi sentimento razzista»: questo lo scrive Vittorio Feltri nell'introduzione al libro. «Già, proprio così», mugugna Farrell, «e poi hai visto che mi descrive "brillante giornalista inglese"?». Supremo vanitoso. Torniamo al tema. Di nuovo, al di là del pescare testi di grandi inglesi in qualche modo affini al Duce (Kipling, Chesterton, H.G. Wells), tiri fuori dagli archivi dell'Università di  Cambridge dei documenti in cui si capisce che i servizi segreti britannici finanziavano il Dux e il suo giornale, «non perché fascista, ma perché socialista che odiava i tedeschi». Farrell mi manda a quel paese, «questo è uno scoop, non svelarlo ancora». Fatto. «Dì piuttosto che inizio parlando di Predappio». Cioè? «Predappio è la Betlemme fascista. Comincio il libro con un dialogo con il Sindaco Frassineti, mio amico- nemico: lui urla "vogliamo essere un paese normale, persone normali". Ma normale Predappio non lo sarà mai». E bravo Nik, il Pindaro del Dux.

In uscita ad ottobre