"Il Duce? E' stato sempre socialista" (L'Eco di Bergamo )

di Vincenzo Guercio, del 24 febbraio 2014

da L'Eco di Bergamo del 22 febbraio

Nicholas Farrell è «un geniaccio, un po' pazzoide, in senso buono». Parola di Vittorio Feltri, che firma la prefazione de «Il compagno Mussolini» (Rubbettino, pp. 347, euro 19), e oggi pomeriggio (ore 17) all'Associazione Torquato Tasso (via Tasso 7) interverrà alla presentazione del libro, insieme agli autori, Nicholas Farrell appunto e Giancarlo Mazzuca, ed allo storico Marco Cimmino. Organizza, con l'ospitante, l'Associazione Alle Radici della Comunità. Farrell, continua Feltri, «è un appassionato ricercatore di documenti su Mussolini» - di cui ha già compilato una biografia: «Mussolini. A New Life» (Londra, 2003) -. «È sempre riuscito a dare interpretazioni originali, ma assai vicine alla verità: mentre quasi tutto quello che è stato scritto sul Duce  era fatalmente viziato da una visione quasi cabarettistica, da macchietta, dell'uomo». In realtà quasi tutto il paese gli è andato dietro, sino almeno alle leggi razziali e alla dichiarazione di guerra. Nel raccontare la storia del primo Mussolini,1883-1919, Farrell ci mette un animo diverso dal nostro, non viziato dalla passione politica.

Quando dirigava l'«Avanti!»
Persuasivo che Mussolini continui ad essere socialista dopo la prima fase? «Non era proprio un ragazzino quando dirigeva l'"Avanti!", portandolo da 28.000 a 60.000 copie. Ci ha messo l'anima». Dopo dimissioni e rottura con gli ex compagni? «Era un socialista convinto, tale è rimasto. Dopo di che la politica di governo lo ha piegato alle esigenze tipiche della conduzione di un paese. Ma nel fondo è sempre rimasto un socialista. Tanto che anche nella fase finale, della Rsi, impresse le idee che aveva in parte soffocato da dittatore».

Tribolazione interiore
La figura di Mussolini «incuriosisce», secondo Feltri, anche o proprio perché «c'è questa sua tribolazione interiore, questa esigenza di essere vicino al popolo, dimostrata anche con i fatti, governando. Farrell non è schiavo dei nostri pregiudizi. Dal suo libro si apprendono cose che sono state raccontate magari a denti stretti, ín famiglia, mai in pubblico. Perché i fascisti, come dice Flaiano, si dividono in due: i fascisti e gli antifascisti». «Interessante», ci dice, da parte sua, lo stesso Farrell, «il parallelo con la nostra epoca: abbiamo avuto la prima guerra a causa delle tensioni fra stati-nazione e imperi. Oggi abbiamo tensioni tra stati-nazione e Ue, il nuovo impero. Di conseguenza saltano fuori questi politici, Mussolini cent'anni fa, Grillo oggi, e non solo lui». Mussolini compagno? «Ovviamente funziona meglio per la prima fase, ma anche dopo è rimasto tale: sotto la camicia nera il suo cuore è sempre stato rosso», conferma Farrell. «Il fascismo è molto più vicino al comunismo che alla democrazia e al capitalismo. Le rivoluzioni "di sinistra" dello scorso secolo hanno tutte più o meno seguito la stessa strada di Mussolini, modificando il socialismo internazionale in socialismo nazionale: Cina e Cuba». Lo stesso Stalin avrebbe fatto nascere un «socialismo nazionalista».

Rami dello stesso albero
L'odio dichiarato peri socialcomunisti? «Sono tutti rami dello stesso albero. Il fascismo non c'entra niente con la Destra, almeno in senso anglosassone. In Italia non si capisce. Nel mondo anglosassone Destra vuol dire niente Stato e libero mercato. In Italia vuol dire Stato totale e niente libero mercato».

Mostra a Predappio
Il libro, chiarisce Farrell, «prende come spunto i cento anni della Prima guerra mondiale, e si affianca "ufficiosamente" all'importante mostra allestita a Predappio nella casa natale di Benito»: «Il giovane Mussolini», sino al 31 maggio 2014. Mostra basata sul più importante archivio privato in materia, di proprietà del predappiese Franco Moschi (bis-nipote di una delle sorelle di Rachele). Il libro è frutto del materiale di quell'archivio, in gran parte inedito e mai mostrato al pubblico, ma soprattutto di una rilettura approfondita dei documenti originali già disponibili concernenti il giovane Mussolini. E dovrebbe appunto dimostrare, nelle intenzioni degli autori, la «continuità» fra il socialismo e il fascismo di Mussolini.

di Vincenzo Guercio

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