Collana: Fondazione Facite-Quaderni
2003, pp 122
Rubbettino Editore
isbn: 88498
E se nella storia dell’umanità, prima del rapporto mercantile, fosse stato il rapporto sociale a “regolare” gli scambi di “cose” e di “significati” tra persone, gruppi e famiglie? Ciò che noi chiamiamo “dono” - gesto bello e sempre gradito - e concettualizziamo in una dimensione privatistica relegata alla sfera degli affetti intimi, fa parte invece anche dei rapporti sociali più ampi. Sottovalutiamo il dono, lo intendiamo marginalmente incisivo in un sistema di relazioni fondate sull’economia di profitto; lo collochiamo in spazi irrilevanti della vita sociale, economica e politica. In questo saggio si sostiene che non è così. Assente fino a ieri dalle elaborazioni culturali, il dono è da qualche tempo diventato oggetto di ricerche e di interpretazioni, iniziando da quando Marcel Mauss ha pubblicato il suo “Saggio sul dono”, ed anche da quando Alain Caillé, ha sostenuto, nel volume “Il terzo paradigma”, che il dono impone una sua logica interpretativa della vita sociale e simbolica delle relazioni umane. Anche la teologia cristiana ha parlato del dono in diversi tempi ed in diverse maniere. La teologia e l’arte vengono interpellate a mettere in circolo un linguaggio vivo sul dono, riconoscendolo presente nelle esperienze di vita quotidiana espresse dalle differenti culture religiose e laiche esistenti. La Chiesa, in particolare, è sollecitata – ed aiutata – dal Vangelo a foggiare le parole per dire “dono” alle persone ed alle culture di oggi.