Il diritto come struttura del conflitto
Una analisi sociologica

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Collana: Res Pubblica
2013, pp 154
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Sociologia
isbn: 9788849839159

Il volume di Vincenzo Tomeo rappresenta una delle proposte più innovative ed originali apparse, a livello internazionale, nel panorama della teoria sociale e giuridica e della riflessione sull’universo del diritto e della giustizia in generale nell’ultimo cinquantennio e rappresenta il frutto maturo e definitivo di una riflessione che, nella sua centralità, si è sempre concentrata sulle problematiche della giustizia e del suo interprete principale, il giudice. Nel rifiutare con fermezza gli stereotipi che storicamente hanno accompagnato l’immagine del giudice, Tomeo ne propone una del tutto nuova, il giudice come interprete del conflitto. Interpretare il conflitto è la sola formula che Tomeo fornisce alla trattazione di un conflitto, che è in realtà bivalente e proprio per questo ancora più drammatico e ostinato. In questo quadro concettuale, il diritto, come proiezione del potere, non è dotato di una sua vita propria, è uno strumento che si adatta alle esigenze del potere e che, al contempo, adatta le esigenze del potere; è questa la sua bivalenza. Diventa, però, strumento primario, che acquista una sua valenza autonoma, nel momento in cui si affianca all’altro elemento sul quale ruota tutta la proposta di Tomeo, il conflitto sociale, ed è questo l’elemento di maggiore originalità del suo pensiero. Nella sua proposta il diritto non è uno strumento regolativo o risolutivo di tensioni ma è la griglia procedurale entro cui il conflitto si muove, il limite oltre il quale i contendenti non possono e non debbono andare. Ovvero, come dice il titolo e il nucleo del volume, è la struttura stessa del conflitto.

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