Il dibattito sui giovani in Italia è vecchio e patetico secondo l'autore di "Generazione Tuareg" ()

di Redazione, del 24 febbraio 2012

Politica ground zero

Lettera d'amore di un giovane tradito

“Il dibattito in corso sull'articolo 18 è un puro esercizio ideologico – osserva Delzio in una nota rilasciata in esclusiva al nostro ufficio stampa – È un dibattito terribilmente vecchio, fondato su riti e miti del passato, che appare patetico rispetto alla condizione di milioni di giovani italiani tagliati fuori dal mercato del lavoro e privi di chances serie di costruirsi un futuro.
Oggi in Italia un ragazzo su due sotto i trent'anni non ha un lavoro. È una condizione terribile, che rischia di bruciare più generazioni nel deserto della precarietà senza fine, a causa dell'immobilismo di quindici anni di cattiva politica.
L'art.18 rappresenta oggi un costo rilevante per le aziende: la sua eliminazione per i giovani neo-assunti, quindi, potrebbe spingere le aziende a creare nuovi posti di lavoro e rafforzare la nostra credibilità presso gli investitori internazionali. Ma privare i giovani Tuareg di questa tutela farebbe saltare definitivamente l'equità tra generazioni, già messa in crisi profonda dalla riforma Dini del 1995. Per questo motivo lancio una proposta: l'eliminazione dell'art.18 per le nuove assunzioni, in cambio di un abbattimento delle tasse che gravano sul reddito dei giovani assunti. Ovvero: meno diritti per i giovani che entrano nel mercato del lavoro, in cambio di meno tasse. È l'unica via per ricostruire il patto generazionale in Italia e consentire alla generazione Tuareg di investire su se stessa e sul futuro dell'Italia”.

È stato proprio Francesco Delzio a coniare la definizione “Generazione Tuareg”, alla quale ha anche dedicato un libro edito da Rubbettino: Generazione Tuareg. Giovani, flessibili e felici, che è diventato negli anni il manifesto dei giovani italiani che non si arrendono alla precarietà e cercano di trasformarla in flessibilità positiva, creando da zero nuove opportunità di occupazione e di crescita.

Di cosa parla “Generazione Tuareg”
I trentenni e i quarantenni di oggi si sono formati in un deserto, causato dal rapido e imprevedibile dissolvimento delle certezze che avevano caratterizzato il Novecento.
Sono i protagonisti della Generazione Tuareg. Costretti a vagare in un mare senz'acqua come i nomadi del deserto, privi delle bussole che avevano guidato padri e nonni. Proprio come i Tuareg, hanno una sola chance per sopravvivere: affrontare il deserto in gruppo, abbandonando l'iper-individualismo di fine Novecento. Colpita e marginalizzata dalle conseguenze della rivoluzione del '68 e della cultura dello spot televisivo, dai mercati dei servizi chiusi alla concorrenza e dalla riforma Dini, la Generazione Tuareg può riscattarsi solo costruendo una nuova mappa di valori, un nuovo pensiero comune.
Coltivando visioni più ampie del proprio interesse, può rovesciare l'approccio di chi oggi è al potere in Italia. Battendo la“sindrome dell'alieno”: l'idea - straordinariamente diffusa tra dirigenti pubblici e privati, imprenditori, opinion maker, accademici - che le sorti dell'Italia siano qualcosa di altro rispetto ai propri comportamenti, ai propri giudizi, alle proprie ambizioni. Riaccendere la speranza, ricostruire il“sogno italiano”. È la grande missione della Generazione Tuareg: flessibile per necessità, felice per scelta.

Francesco Delzio
È un giovane manager italiano, scrittore e docente universitario. Premio Internazionale Manager 2011 secondo l'Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali, è stato selezionato come Italian Young Leader dal Dipartimento di Stato Usa. Ha pubblicato con Rubbettino una serie di saggi dedicati a temi economici e politici: Generazione Tuareg. Giovani, flessibili e felici, Politica Ground Zero. Lettera d’amore di un giovane tradito e La Scossa. Sei proposte shock per la rinascita del Sud
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