Il contributo della Resistenza liberale alla lotta di liberazione dal nazifascismo (lanostrastoria.corriere.it)

di Luciano Monzali, del 06 gennaio 2019

«Una vita tranquilla»

La resistenza liberale nelle memorie di Cristina Casana

La seconda guerra mondiale e la Resistenza rimangono temi fondamentali della storia italiana del Novecento, anche se ancora, a parere di chi scrive, non a sufficienza e adeguatamente esplorati ed analizzati. Troppo a lungo sono prevalsi approcci ideologizzati e schiavi di prospettive e disegni polemici e propagandistici, messi in campo da quella che Giuseppe Galasso aveva definito la “sinistra storiografica”, gramsciazionista, comunista, catto-post-comunista. Dopo tanti anni di esaltazione spesso acritica della Resistenza, considerata come momento di legittimazione politica e ideale della successiva egemonia cattolica e comunista nella società italiana del secondo dopoguerra, sull’onda dell’ascesa delle nuove destre abbiamo vissuto due decenni di denigrazione e svalutazione dell’antifascismo e della guerra di liberazione. Queste esperienze, con le loro luci e le loro tante ombre, invece hanno svolto, comunque, un ruolo positivo e importante nella maturazione culturale e politica italiana e nell’evoluzione del nostro Paese verso un modello di democrazia liberale, parlamentare e pluralista quale è stata la Prima Repubblica.
Rimane forte e viva l’esigenza di studiare le vicende della guerra e della Resistenza in maniera obiettiva, documentata e con uno sforzo di comprensione, con lo sforzo di capire e spiegare eventi drammatici che posero alcune generazioni di italiani di fronte a prove e scelte drammatiche e divisive, che segnarono e condizionarono profondamente la vita e l’identità della Nazione italiana per vari decenni. Urgente poi è un approccio storiografico non provinciale e rigoroso verso lo studio della Resistenza e dell’antifascismo, con più ampio uso delle fonti documentarie straniere (come è stato fatto negli studi di Mireno Berettini e Tommaso Piffer), in primis di quelle tedesche, pochissimo utilizzate dagli storici italiani, e maggiore attenzione ad una ricostruzione fondata su ricerche archivistiche, unico modo per innovare e migliorare la conoscenza di un problema e di una vicenda storica.
In questo quadro ci pare meritevole l’iniziativa di Rossella Pace di curare la pubblicazione delle memorie di Cristina Casana (Torino 1914-Nendaz 1992), per molti anni presidente del Consiglio Nazionale Italiano della Protezione della Giovane, “Una vita tranquilla. La Resistenza liberale nelle memorie di Cristina Casana”, Rubbettino, 2018. Con i suoi ricordi, la gentildonna piemontese ci offre un interessante profilo della storia di alcune famiglie della nobiltà italiana e come questa s’intrecciò con le vicende politiche italiane nel corso del Novecento. Cristina apparteneva alla famiglia dei Casana, originari di Cuneo e che erano entrati nella nobiltà piemontese all’inizio dell’Ottocento. I Casana mostrarono un forte impegno nella vita politica piemontese e poi italiana, da Severino Casana ministro della Guerra e sindaco di Torino, a Rinaldo, fratello di Cristina e uno dei capi della Resistenza di orientamento liberale e monarchica in Lombardia. La madre di Cristina, Costanza, discendeva da una antica famiglia aristocratica lombarda, i Taverna, imparentata ai Boncompagni, una delle poche famiglie della cosiddetta “nobiltà bianca” romana, che si era schierata a favore dell’unità d’Italia e contro il potere temporale dei Papi.
Il volume, di piacevole lettura, offre uno spaccato interessante della vita di alcune famiglie nobiliari italiane nella prima metà del Novecento, con particolare attenzione alle problematiche della condizione femminile nella società italiana dell’epoca. Punto centrale della narrazione sono gli anni 1943-1945, quando la casa della famiglia Casana a Novedrate in provincia di Come divenne un punto di riferimento organizzativo e politico per la Resistenza lombarda e Cristina Casana partecipò insieme al fratello Rinaldo alla lotta partigiana. Rossella Pace mette l’accento soprattutto su due aspetti che emergono dal testo. Innanzitutto il ruolo ancora poco studiato e sottovalutato delle donne nelle vicende politiche e militari della Resistenza. In effetti la guerra sconvolgendo le strutture sociali, politiche ed economiche della società di fatto favorì un crescente movimento di mobilitazione delle donne nei vari settori della società italiana e anche nella lotta politica e armata. Altro tema che Rossella Pace sottolinea è il ritardo tuttora esistente nello studio dell’antifascismo e della Resistenza dei liberali e monarchici italiani.
In questo campo, nonostante i puntuali lavori di Fabio Grassi Orsini Andrea Ungari e Gerardo Nicolosi, rimane sempre attuale il richiamo che fece Renzo De Felice circa l’insufficiente attenzione che la storiografia italiana aveva dato alle vicende delle componenti non comuniste della Resistenza, in particolare al ruolo dei monarchici, dei liberali, dei tanti militari fedeli restati alla monarchia, confluiti nel ricostituito Regio Esercito o entrati a far parte di formazioni autonome operanti nei Balcani, per i quali, ora, fortunatamente non mancano studi numerosi e importanti che, con i lavori di Maria Teresa Giusti, seguono il cammino magistralmente tracciato da Elena Aga Rossi. Eppure questa lacuna dell’analisi del passato è ancora in buona parte da colmare. A titolo d’esempio, si pensi a come siano ancora poco o male e in ogni caso non sufficientemente studiate le biografie politiche di figure come Alfredo Parente, Edgardo Sogno, Manlio Brosio, Alfredo Pizzoni che attendono ancora il loro storico