Il conflitto russo-ucraino (Il Foglio)

di Redazione, del 26 marzo 2015

Il conflitto russo-ucraino

Geopolitica del nuovo dis(ordine) mondiale

Da Il Foglio del 26 marzo

É impossibile comprendere la crisi ucraina senza collocarla nel suo contesto storico e geografico. E proprio in ciò sta il merito di questo saggio, scritto a caldo mentre gli eventi si stanno svolgendo sotto i nostri occhi, eppure molto attento a identificare gli ingredienti del più grave conflitto internazionale dell'ultimo mezzo secolo. Eugenio Di Rienzo non perde tempo con gli affreschi retorici sull'ansia di libertà degli ucraini o sulla prepotenza dei russi, puntando direttamente al cuore del problema: l'Ucraina si è trasformata nel teatro di uno scontro geopolitico tra Washington e Mosca, volto a indebolire la potenza russa e, proprio per questo, percepito dal Cremlino come una minaccia alla sicurezza dell'intera nazione. Di Rienzo sa bene che la crisi attuale non è iniziata con l'annessione della Crimea né con il separatismo nel Donbass. E' piuttosto il Maidan, cioè il colpo di mano sostenuto dall'occidente con cui è stato spodestato il presidente Yanukovich, ad avere messo in moto tutta la drammatica catena di eventi successivi. E ciò per un motivo semplice: nei suoi attuali confini, lo stato ucraino è creazione artificiale dell'ingegneria amministrativa sovietica, con le regioni sud-orientali legate alla Russia e quelle occidentali alla Mitteleuropa; è uno stato, cioè, molto fragile, che può conservare la propria integrità solo salvaguardando il suo delicato equilibrio est-ovest; ed è proprio questo equilibrio che il Maidan ha sfasciato. Ma Eugenio Di Rienzo, che è storico di valore ed è sensibile alla logica dei "grandi giochi" geopolitici (lo scorso anno ha dedicato un libro alla questione afghana) concentra la propria attenzione soprattutto sul retroterra della crisi in atto. Da almeno un secolo, infatti, da quando cioè la Prima guerra mondiale ha sconvolto la geografia dell'Europa orientale, il territorio ucraino, regione di confine per eccellenza, si trova al centro di contrapposti progetti egemonici: dai tentativi del maresciallo Jósef Pilsudski di dare vita a una Grande Polonia ai piani, variamente concepiti, volti a emancipare dall'Urss le nazionalità non russe, fino alla vera e propria collaborazione, durante la Seconda guerra mondiale, di una parte degli ucraini con l'occupante tedesco. Non è dunque sorprendente che gli spettri di questo lontano passato siano ritornati di attualità nel momento in cui è apparso evidente (almeno per il Cremlino) che la progressiva espansione della Nato verso est (quella che il vecchio Bush aveva promesso a Gorbaciov che non sarebbe avvenuta) non si arrestava nemmeno di fronte a un territorio che la Russia ha sempre considerato decisivo per la propria sicurezza. Alla luce di questo esame, emerge, nel libro, la vera posta in gioco della crisi in Ucraina, che è quella del nuovo ordine mondiale. Il ventennio trascorso dalla fine della Guerra fredda (che era l'ordine mondiale precedente) ha visto infatti contrapporsi due concezioni: quella di un assetto fondato sulla supremazia americana e quella di un assetto costruito sull'equilibrio tra le grandi potenze. Queste opposte visioni, nel racconto di Di Rienzo, si incarnano in due grandi protagonisti della politica estera statunitense: Zbigniew Brzezinski per la prima e Henry Kissinger per la seconda. Kissinger - una delle prime autorevoli voci a criticare la politica di Washington in Ucraina e a mostrare comprensione per il punto di vista russo - invoca un ordine garantito dal reciproco rispetto degli interessi geopolitici, un ordine "legittimo", in cui i cambiamenti vengano introdotti solo con il consenso dei principali attori. Questa è anche l'idea di Di Rienzo, cui "l'utopia" di un ordine internazionale eversivo dello status quo, magari in nome di nobilissimi valori, appare per quello che è: un grande disordine mondiale.

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