Il ciclone «Giannino» tra liberismo e politica (BresciaOggi)

di Redazione, del 20 maggio 2016

Privatizziamo!

Ridurre lo Stato, liberare l'Italia

Da BresciaOggi del 12 maggio

Tutto in Oscar Giannino, dal suo vestire liberal chic lontano dall'austera iconografia pubblica alla sua verve oratoria ora sarcastica ora affilata, punta diretto contro un unico obiettivo, lo Stato. Quello stato «che è strumento per fare gli interessi di chi di volta in volta si trova al suo vertice, ben lontano dall'idea di bene pubblico» e che Giannino vorrebbe limitare sulla falsa riga del più classico laissez faire.
L'occasione per l'ennesima staffilata al Leviatano contemporaneo arriva nel corso della presentazione all'hotel Vittoria, organizzata dall'associazione «Essere Liberali», del libro «Privatizziamo!» (Rubettino) di Massimo Blasoni, imprenditore del settore della salute e altro paladino del liberismo. Nulla passa indenne attraverso il ciclone Giannino, dal caso Ilva, «dove lo stato ha espropriato un privato senza nemmeno un indennizzo costringendolo a ciò con pratiche giudiziarie discutibili», al Confindustria, «con la presidenza Bosso nata da una coalizione d'imprenditori sotto il comando del governo». Il liberismo, ovvero il libero gioco della formazione dei prezzi secondo l'accezione di Adam Smith tanto cara al giornalista, «deve tornare attraverso persone coraggiose ad essere punto di riferimento del dibattito pubblico» riguadagnando terreno ora che lo statalismo sembra imperare ovunque. Perché Oscar Giannino ammette «le difficoltà d'imporre queste idee in un momento di crisi, quando ognuno invoca lo stato per risolvere le situazioni». «Si dà la colpa all'euro ma non si ricorda la debolezza della "liretta", si accusa la Germania di far fallire le banche ma non si permette di parlare della poca solidità degli istituti italiani - attacca -. Ci sono tante falle nella nave pubblica e noi liberisti dobbiamo inserirci lì». E se lo stato, a detta di Massimo Blasoni, «ipertroficamente ha allargato la sua sfera di competenza, aumentando le tasse come mai primad'ora », la risposta sta proprio nel tornare a parlare di libero mercato. Con buona pace di chi,come il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, «vede nei liberisti degli attentatori alla costituzione democratica» chiude Oscar Giannino, duro nell'attaccare una recente intervista del magistrato «che ricorda alcune prese di posizione di Toni Negri». Forse le parole del giornalista sono quelle di chi assiste amareggiato «ad uno statalismo che porta a vincere le elezioni mentre noi liberisti vinciamo solo i dibattiti», ma di certo l'impatto sul pubblico è lo stesso che lo portò a candidarsi come Presidente del Consiglio.

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