Il "centro" condiviso con La Cava (Il Sole 24 Ore)

di Redazione, del 14 novembre 2012

sciascia_lacava_150Da Il Sole 24 Ore - 11 novembre 2012

Imbattersi in un carteggio spesso significa entrare nel laboratorio di uno scrittore, in quel "sottosuolo" della letteratura in cui i rapporti tra vita e libri, quel miscuglio di bravura, fortuna, esperienza, capacità relazionale, perfino astuzia letteraria, emergono con soprendente vitalità.

Simili considerazioni scaturiscono dopo aver letto lo scambio epistolare avvenuto tra Mario La Cava Leonardo Sciascia dal 1951 al 1988: un magnifico spaccato della cultura del Mezzogiorno, composto da ben 362 lettere, per lo più redatte tra gli anni Cinquanta e Sessanta (soltanto ventitre dopo il 1970), che vedono ora la luce grazie alla cura di Milly Curcio e Luigi Tassoni. Nonostante la differenza d'età, i due autori sono accomunati da una dimensione geografica che li relega in una periferia di mondo (l'uno nella Calabria di Bovalino, l'altr nella Sicilia di Racalmuto). Almeno inizialmente la Provincia non la si vive come una condanna, ma una risorsa. «Quanto al perfezionamento artistico, escludo oggi, più di prima, che la grande città possa essere favorevole»: annota La Cava il 13 luglio del 1951. Opinione che Sciascia conferma ili agosto: «Sono d'accordo con te: tra chiese e gallerie e circoli e incontri, non capisco quale tempo e voglia resti agli amici di città per leggere, e per scrivere». Il futuro dirà la sua: pur controvoglia, l'uno batterà le strade fuori dalla sua isola, l'altro invece si limiterà a effettuare viaggi occasionali, ma continuerà a lamentarsi della solitudine, additandola a causa del suo insuccesso. In effetti, buona parte delle lettere rappresenta un utile banco di prova per verificare la tenuta editoriale: La Cava collezionerà più d'un rifiuto, Sciascia diventerà un punto fermo della casa editrice Einaudi. È probabile che a monte di tutto ciò prevalga una diversa idea di letteratura che va maturando con il passare del tempo. Per entrambi essa è il «centro del mondo», esplorato però seguendo opposte traiettorie.
di Giuseppe Lupo