Il castello sull'Hudson ()

di Enzo Quaratino, del 01 febbraio 2013

Ansa - 1 febbraio 2013

Dalla carretta del mare che a sette anni lo porto' verso ''la Merica'', alla boathouse della sua villa sulle rive dell'Hudson; dalle ''dolomiti lucane'' ai grattacieli di Manhattan: iperbolica, esagerata, emblematica, la vita di Charles Paterno, nato Canio Paterno', da Castelmezzano (Potenza), e' raccontata con rispetto e partecipazione dal giornalista Renato Cantore nel libro ''Il Castello sull'Hudson''. L'autore ricostruisce fin nei dettagli la biografia di un uomo la cui vita e' gia' di per se' un romanzo. Lo fa con metodo giornalistico, attraverso i racconti dei familiari e portando il lettore sui luoghi di questa avventura straordinaria. Luoghi che ne sono parte attiva poiche', come dice Cantore in premessa, ''nessun'altra parte del mondo se non l'America potrebbe raccontare una storia come quella di Charles Vincent Paterno''. Nato povero in Lucania, emigrato bambino con la famiglia, questo signore di fine '800, dagli occhi brillanti e l'aria austera, nel giro di trent'anni diventa uno dei protagonisti dello sviluppo edilizio di New York City. La penna dell'autore lo segue passo passo in questa vita da favola, dalle atmosfere dickensiane dell'inizio a quelle hollywoodiane della seconda meta' della sua vita. L'album coi ricordi di famiglia, che correda il libro, con le foto coi fratelli fino all'effige apposta sulle spettacolari costruzioni, rende ben tangibile quest'evoluzione. Paterno e' stato tra i primi a tirar su i grattacieli ad uso abitativo, a intercettare i bisogni e i gusti della classe media in fatto di case, al punto da potersi vantare di aver dato un tetto a 28 mila persone in settantacinque palazzi nel West Side.
Le ragioni del suo successo - come dimostra il racconto - sono nella capacita' di pensare in grande e di andare contro corrente. Oltre che nell'avere sempre le carte giuste nel mazzo.
Inventore gia' da ragazzino, medico e per tutta la vita costruttore, questo self-made man testardo e visionario investi' anche piu' del necessario pur di realizzare il castello, dove poi sarebbe andato a vivere, sulle rive dell'Hudson, partendo da uno schizzo di sua moglie. Una scommessa vinta, perche' poi sarebbe diventato uno dei posti privilegiati da cui ammirare lo skyline di Manhattan. La vita dell'italiano che costrui' i grattacieli di New York, come documenta Cantore, si chiude con un'iscrizione sulla lapide: ''Non manco di nulla''. Del resto, aveva avuto la realizzazione del suo sogno americano

Di Enzo Quaratino