I trattati di Roma
Tomo I: I partiti, le associazioni di categoria e sindacali e i trattati di Roma. Tomo II: La Chiesa cattolica e le altre chiese cristiane di fronte al processo di integrazione europea.

A cura di Pier Luigi Ballini

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Collana: Saggi
2010, pp 288
Rubbettino Editore, Storia, Storia d'Italia
isbn: 9788849827897

Agosto1954: il fallimento della Comunità Europea di Difesa parve chiudere–dopo la morte di Alcide De Gasperi – una stagione di grandi disegni europeistici e di grandi speranze. I mesi successivi furono caratterizzati comunque da importanti iniziative: dopo quella del governo britannico, affidata al progetto del Segretario di Stato Anthony Eden, venne completato il sistema difensivo occidentale e furono stabilizzati gli equilibri in Europa. La creazione dell’Unione dell’Europa occidentale (UEO) – trai“Cinque”del Patto di Bruxelles, l’Italia e la Germania Ovest, che concluse anche un accordo con la Francia sul territorio della Saar – si rivelò lo strumento idoneo a favorire il coinvolgimento tedesco nella NATO, ma non la ripresa della costruzione europea. Questa si rivelò possibile quando vennero prospettate la creazione di una Comunità per l’energia atomica – da parte di Jean Monnet, Presidente dell’Alta Autorità della CECA – e, dai tre paesi del Benelux, la costituzione di un mercato comune. Dopo le mancate ratifiche del Trattato della CED, le iniziative dei “Sei” furono ispirate ad una grande prudenza. Moderatamente ottimista fu l’atteggiamento dell’Italia, nel 1955 inserita ormai a pieno titolo in tutti gli organismi di cooperazione del sistema occidentale ed europeo -occidentale– dalla CECA alla NATO, dal Consiglio d’Europa alla UEO – e nell’organizzazione delle Nazioni Unite. Le tappe del «rilancio dell’Europa» furono la Conferenza di Messina e poi i lavori, fra il luglio 1955 e l’aprile 1956, del Comitato di esperti guidato da Paul-Henri Spaak, che vennero successivamente presentati ai ministri degli Esteri dei “Sei” a Venezia.

Nel secondoTomo sono indagate invece le diverse posizioni delleChiese nei confronti del processo di integrazione europea.
Nel dopo guerra, la costituzione del blocco comunista apparve a Pio XII come una delle più grandi tragedie dell’Europa. Costante fu, in quegli anni, la difesa della democrazia e dei diritti non soltanto all’interno degli Stati, ma anche nei rapporti fra gli Stati. Il Papato incoraggiò le iniziative per l’unità europea; non nascose la sintonia di pensiero che lo avvicinava ai federalisti europei. Dopo la caduta del progetto della CED, richiamando la distinzione fra Nazione e Stato, non esitò a condannare il risorgere de inazionalismi, lo «Stato nazionalistico». Fra i cattolici il tema dell’unità europea, della limitazione della sovranità in una prospettiva di federazione, ottenne in quegli anni un larghissimo consenso, seppur con una diversità di accenti e di motivazioni.
Significativo fu invece il sostanziale silenzio dei vescovi italiani di fronte alla tematica europeistica, come di quelli francesi, preoccupati di mantenere l’unità delle Chiesa di Francia. In Francia l’opinione cattolica era infatti assai più divisa: gli ambienti intellettuali rimasero in grandissima maggioranza su posizioni di riserva e di diffidenza nei confronti della «piccola Europa dei Sei» – seppur con qualche significativa eccezione –; pochi, anche fra i dirigenti MRP, furono fautori convinti della federazione europea.
Anche in Germania la politica europeista non coinvolse i vertici della gerarchia, l’episcopato cattolico tedesco. Fino agli anni’70 non vi furono prese diposizioni ufficiali paragonabili a quelle di Pioxii.
Assai più variegato fu l’atteggiamento delle Chiese evangeliche tedesche, anche per la notevole eterogeneità delle comunità religiose protestanti, nelle quali orientamenti nazionalisti e pangermanici si manifestarono in modo più evidente che fra i cattolici.
L’approvazione dei Trattati di Roma modificò in parte queste posizioni. Per quanto riguarda i cattolici, l’insegnamento di Pio XII rimase presente nei suoi successori, ma dopo il Concilio, negli anni della distensione fra i due blocchi, verrà inserito nel nuovo panorama delle relazioni internazionali e in un rinnovato impegno ecumenico. «Il papato non vive solo perl’Europa, ma anche per gli altri. Ha innervato questa civiltà e tiene a che essa viva sulle sue radici – come ci ricorda Andrea Riccardi –, ma non è solo per questo mondo»; ha condotto perciò una politica di dialoghi con i mondi, le religioni e le culture diverse.

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