"I Germanesi" di Carmine Abate (LaPrimaPagina.it)

di Elvia Gregorace, del 05 ottobre 2012

Da LaPrimaPagina.it - 04 ottobre 2012
Carfizzi, un paese, un simbolo della Calabria ancorata agli atavici valori, ma in questo caso ancor più alle proprie origini arberesh. Carmine Abate, l’autore, presenta un quadro analitico cella storia della sua terra natale e, quasi per volerne capire di più, si appoggia alla sociologa tedesca Meike Behrmann. La lettura è un percorrere la vita lenta di una comunità verghiana che, conservando identità immobile di pensiero e di comportamento, non riesce a trovare slanci per una ripresa autonoma.Carfizzi nasce feudo, quindi sottomessa ai vari “don” col sistema della terragena quando l’affittuario col contratto quinquennale era costretto a cedere al padrone una quantità fissa di prodotti aldilà delle carestie e delle catastrofi. La sua condizione è statica e disperata. Ultima spiaggia l’emigrazione prima per la buona “Merica” e poi per la cattiva. Si parte per voler ritornare. Ma la storia è gattopardiana, l’unità d’Italia, il nuovo regno, il Fascismo, la riforma agraria non cambiano sostanzialmente la realtà. Tutti sono comunisti per necessità, per protesta, per poi diventare democristiani per convenienza. Le rimesse degli emigrati oltre alla costruzione sofferta di una casa o al massimo l’acquisto di un po’ di terra non stimolano iniziative di sviluppo. Carfizzi rimane tale, si torna per l’estate e per i cari parenti lasciati. Il ricordo del passato è piacevole nostalgia, per “I Germanesi” nella seconda patria non esistono rapporti umani, ma il lavoro da’ da mangiare. La lettura del testo, edito dalla Rubbettino, è gradevole, le riflessioni approfondite sono frutto d’amore verso una madre indolente e soprattutto di rabbia per una realtà che non cresce e continua a costringere ad espatriare.

L’autore oggi è noto per aver vinto il premio Campiello.

Di Elvia Gregorace