Guardia alta contro le mafie. Ma lo Stato che cosa fa? (La Provincia di Cremona)

di Francesca Morandi, del 13 febbraio 2015

Stato e criminalità

Un rapporto non sempre dicotomico

Da La Provincia di Cremona del 13 febbraio

«Le mafie esistono, sono una realtà, una seria realtà, si muovono coerentemente con i propri criminosi obiettivi, fanno il loro lavoro. Ma siamo altrettanto certi di poter affermare le stesse cose sul contrasto da parte dello Stato e delle sue articolazioni periferiche?». Come ha spiegato su Il Sole 24 Ore (edizione del 14 dicembre scorso) Vincenzo Olita, direttore di Società Libera, è questo, in sintesi, l'interrogativo posto da Società Libera nel volume "Stato e criminalità. Un rapporto non sempre dicotomico", che sarà presentato lunedì prossimo al convegno organizzato alle 18 nella sala Maffei della Camera di Commercio. Dopo l'introduzione dello stesso Olita, ne parleranno il presidente del tribunale, Ines Marini, il Procuratore generale della corte d'appello di Brescia, Pier Luigi Maria Dall'Osso (già procuratore nazionale antimafia), Gian Domenico Auricchio, presidente della Camera di Commercio, il sindaco Gianluca Galimberti e il senatore Luciano Pizzetti, sottosegretario alle Riforme nel governo Renzi.
Il volume (Rubettino; 138 pagine; euro 13) raccoglie sedici saggi sul ruolo che lo Stato dovrebbe assumere nel contrasto alla criminalità organizzata. Saggi che, come spiega Società Libera, «non vogliono essere di denuncia né di constatazione dell'ovvio, né ripetitivi di luoghi comuni, ma far ragionare sul fenomeno mafioso, interrogare, avanzare dubbi, prospettare soluzioni, pungolare gli addetti ai lavori». Tra i saggi, quelli del prefetto Luigi De Sena, del criminologo Ernesto Savona, del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e di Maria Carmela Lanzetta, ex ministro degli Affari regionali e volto simbolo della lotta antimafia. Dal 2006 e fino al luglio del 2014, Lanzetta è stata sindaco di Monasterace, paesino di 3.550 abitanti nella Locride, diventato un avamposto della lotta alla 'ndrangheta. Un sindaco deluso, Lanzetta, la quale, buttandosi alle spalle sette anni di vita blindata e sotto scorta, aveva gettato la spugna in segno di protesta per la decisione di alcuni membri della sua giuntaproposta di costituirsi parte civile nel processo contro un funzionario infedele. Tornando al volume, Olita spiega che «la tesi di Società Libera e basata sull'assunto che il contrasto alle mafie, dipanandosi nel binomio 'troppo Stato - poco Stato', troppo spesso e molto nelle realtà locali, produce collusione, anzi che contrasto, tra amministrazioni e crimine». Così, il "troppo Stato" si riscontra «in uno smisurato e inefficace apparato burocratico, in una vischiosità della regolazione normativa e in un sistema fiscale che rendono lo Stato entità altra e distante rispetto alla comunità, che, per essere veramente tale, necessita di coesione sociale», mentre il "poco Stato" si riscontra «nel ritardo e nell'inefficacia del sistema giudiziario e penitenziario, nel presupporre che basti la leva repressiva non accompagnata da quella culturale, da una diffusa e condivisa pratica della legalità e, non ultimo, da un sostanziale sviluppo economico che dia prospettiva al futuro». Che cosa occorre al Paese? Nell'analisi di Olita, occorre «un'estesa e cruda presa di coscienza, uno scatto etico, un'implementazione della responsabilità individuale, che contribuisca a mettere in atto un'efficace e concreta progettualità antimafia che miri fondamentalmente alla prevenzione e, quindi, alla riduzione delle condizioni favorevoli al perpetuarsi di un retroterra culturale funzionale alla criminalità».

di Francesca Morandi

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