Giovanni Malagodi e la questione liberale nell'Italia Repubblicana

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Collana: Senato della Repubblica
2002, pp XIII+42
Rubbettino Editore, Biblioteca liberale, Senato della Repubblica
isbn: 8849803440
Senato della Repubblica - I Convegni della Sala Zuccari Uomo di vastissima cultura, Giovanni Malagodi aveva una personalità complessa e stimolante dal punto di vista intellettuale. All’approfondimento teorico egli accompagnava una ricca esperienza umana e professionale, maturata sia in famiglia sia negli ambienti bancari e imprenditoriali che aveva frequentato prima di dedicarsi all’attività politica. Dalle esperienze giovanili in campo economico e finanziario nacque l’attenzione che egli sempre riservò, nel corso della sua lunga carriera politica, alle esigenze del mondo produttivo. In questa prospettiva, due furono le linee di fondo della sua azione politica in campo economico: la difesa del risparmio privato, che riteneva ingiustamente sacrificato dalla legge di riforma dei contratti agrari e da quella, successiva, sull’equo canone, e la lotta contro le “baronie di Stato” che trovò il suo sfogo principale nell’opposizione alla nazionalizzazione dell’energia elettrica. Tuttavia questo non deve far ritenere che Malagodi fosse un economista puro; egli si riconosceva, invece, nel concetto di “economia sociale di mercato”. Entrato nel Parlamento nel 1953, Giovanni Malagodi ebbe un ruolo di primo piano, come Ministro del Tesoro, nel Governo presieduto da Giulio Andreotti. Nel 1987 egli coronò la sua carriera politica con l’elezione a Presidente del Senato, incarico che ricoprì per solo per pochi mesi, il tempo necessario al Governo Fanfani per condurre l’Italia alle elezioni politiche anticipate del 1987.

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