Giorgio Strehler

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Collana: Senato della Repubblica
2010, pp 284
Rubbettino Editore, Letteratura, Poesia e Teatro, Letteratura e studi teatrali
isbn: 9788849825886
Accolgo con favore ed interesse l’iniziativa della pubblicazione degli atti del convegno su “Strehler e il teatro pubblico”, organizzato dal Senato nella precedente legislatura. Essa a buon titolo rientra nella prassi ormai adottata da tempo dalla Presidenza del Senato di farsi promotrice di grandi eventi artistici o culturali che testimonino una chiara volontà delle istituzioni di porsi come tramite tra la società civile e lo Stato. Le iniziative nel campo culturale, già intraprese e che continueranno ad essere realizzate anche in questa legislatura, hanno le loro ragioni d’essere nel ruolo e nelle funzioni che, a mio avviso, può svolgere il Parlamento, una volta definito il “porticato tra lo Stato e la Società civile”: da un lato organo della società con la quale deve mantenere un canale di comunicazione esprimendone i valori, le opinioni, gli interessi, i sentimenti, dall’altro organo dello Stato e perno dell’ordinamento costituzionale. Pertanto proprio perché ha la funzione fondamentale di ricomposizione in unità degli interessi diversi e diffusi sul territorio nazionale, il Parlamento non può collocarsi come “corpo separato” dalla società. E l’arte e la cultura sono parametri di riferimento fondamentali per l’identificazione di una società. Il Senato ha ospitato in passato grandi mostre di pittura, come quella del Caravaggio e del Canaletto; da tempo cura l’allestimento di un prestigioso concerto annuale, diretto da grandi artisti, come da ultimo il Maestro Muti; ha organizzato le “conferenze della Sala Zuccari” ed ospita frequentemente la presentazione di libri di rilievo nazionale, nonché incontri di altissimo livello, come quello tenutosi nel mese di dicembre, in occasione della presentazione di un volume sul Concordato, pubblicato dallo stesso Senato, alla presenza del Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Specificamente, per il teatro, ha organizzato, nel 2004, un convegno su Eduardo De Filippo, senatore a vita, che ha suscitato grande interesse e vasta risonanza, provvedendo poi alla pubblicazione degli atti. E adesso Strehler, anch’egli senatore e parlamentare europeo. Strehler è stato forse il regista teatrale che più d’ogni altro ha cercato costantemente di identificare il rapporto che lega cultura e politica, prima a livello cittadino e poi a livello nazionale ed europeo. A ventisei anni si assunse la responsabilità della direzione artistica di un teatro pubblico, in una Milano ancora disastrata dalla guerra, proprio sulla base di quella stretta intesa tra cultura e politica allora cercata dall’amministrazione comunale. E quel teatro, che trovava la sua ragion d’essere nella sua funzione di servizio pubblico, come “l’acqua, il gas, l’elettricità”, egli pose come modello per tutti gli altri teatri stabili pubblici che si costituirono successivamente in Italia. Quando questo modello sembrava non funzionare più, a giudizio di Strehler per l’invasione di campo della politica o, complementarmente, per il suo disinteresse per la cultura, il regista identificò la crisi del teatro come crisi dei rapporti con la politica e si dimise dalla direzione del Piccolo. Ritornò al Piccolo solo quando si verificarono nuovamente, a suo avviso, i presupposti per una nuova intesa tra questi due soggetti. E pur di mantenere sempre, dialetticamente tale rapporto, oltre alla costruzione di spettacoli straordinari in sintonia con questa impostazione, come la messinscena dei drammi storici shakespeariani, delle commedie di Goldoni e delle opere di Brecht, non esitò ad assumersi significative responsabilità politiche e istituzionali. Fu prima parlamentare europeo, rivendicando in quella sede il valore della cultura nelle decisioni politiche; venne poi eletto senatore, impegnandosi nella proposizione di un disegno di legge sulla regolamentazione dello settore teatrale inteso come fenomeno sia artistico che sociale. Assunse nel frattempo, ancora una volta, responsabilità istituzionali nella nuova dimensione europea, accettando l’incarico di direttore del «Théâtre de l’Europe» per il quale curò una programmazione intesa a promuovere un Europa capace di cooperare sul piano artistico e culturale, e non solo su quello economico e politico. Queste motivazioni e queste tematiche, unitamente alle connotazioni artistiche della produzione teatrale di Strehler, sono state trattate in maniera approfondita nel convegno che il Senato ha organizzato in onore di questo grande maestro, e sono adesso riproposte con la pubblicazione degli atti. Non posso, dunque, che essere grato alla Commissione Istruzione del Senato, e in particolare alla senatrice Vittoria Franco, già presidente della Commissione, ed alla segreteria esecutiva per avere realizzato questa iniziativa. Parimenti sono grato all’attuale presidente della Commissione Istruzione, Guido Possa ed alla sua segreteria esecutiva, per l’iniziativa della pubblicazione degli atti del convegno, così pregevolmente da lui seguita e curata.