Giorgio Amendola. Un comunista nazionale
Dall'infanzia alla guerra partigiana (1907-1945)

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Collana: Saggi
2004, pp XVI+428
Rubbettino Editore, Personaggi storici, politici e militari
isbn: 9788849809046
Introduzione di Simona Colarizi Giorgio Amendola era il primogenito di Giovanni, il martire antifascista morto nel 1926 in seguito ad una duplice aggressione squadrista. Un padre tanto importante, rigoroso ed intransigente, non poteva non pesare fortemente sulla formazione di Giorgio. Altrettanto significativa, però, fu anche l'influenza della madre, Eva Kühn (una raffinata e vitale intellettuale mitteleuropea), che lo trascinava di peso nei circoli dell'avanguardia politica e culturale dell'epoca, compresi gli ambienti del primissimo fascismo antemarcia. Il giovane Giorgio era, tra l'altro, uno studente svogliato e distratto, affascinato dagli sport, dal teatro, dalle ragazze; interessato alla politica solo quel tanto che le sue ascendenze familiari rendevano inevitabile. Senza l'ascesa al potere del fascismo e la tragica scomparasa del padre, ammette egli stesso nelle autobiografie, la sua vita sarebbe stata forse completamente diversa. Qeesti eventi, invece, lo spingevano verso un impegno militante sempre più totale e radicale, fino a condurlo nel Partito Comunista d'Italia, la formazione politica che gli appariva come l'avversario irriducibile del regime mussoliniano. In altri termini, erano il fascismo e l'antifascismo, lo scontro politico nazionale, a determinare la sua scelta di vita, spingendolo in una direzione che sembrò a tanti un vero e proprio tradimento dell'eredità democratica paterna. L'adesione al comunismo lo cambiava in maniera profonda, introducendolo ai miti di Stalin e dell'Urss; ma il Pci ne riceveva in cambio una straordinaria capacità di radicamento sul terreno nazionale. È probabilmente al contributo di questa generazione di comunisti nazionali che il Pci doveva la sua originalità e la sua successiva grande fortuna politica ed elettorale.