Geniale e appartato era ora di riscoprirlo (Il Messaggero)

di Redazione, del 24 aprile 2014

da Il Messaggero del 24 Aprile

Giulio Questi. Partigiano, scrittore e regista. In quest'ordine. Non solo perché l'esperienza di partigiano, dal settembre 1943 alla Liberazione, viene prima. Ma perché i suoi racconti e i suoi film, sia pure nelle forme del cinema di genere, a quell'esperienza sarebbero sempre tornati. Senza sosta e senza nessuna smania di farsi conoscere se oggi, a 90 anni compiuti, per Questi, amico di Vittorini e Fenoglio, protagonista I'appartato degli anni migliori del nostro cinema, suona finalmente l'ora della riscoperta. Prima con i quindici magnifici racconti, inediti o introvabili da decenni, raccolti in Uomini e comandanti, il libro da cui è tratto il brano qui accanto (Einaudi, 190 pagine, con densa postfazione di Angelo Bendotti, lo storico che per anni ha incoraggiato le sue prove letterarie). Poi con gli straordianri "frammenti autobiografici" raccolti da due studiosi e rivisti dallo stesso Questi, Se non ricordo male (Rubbettino, 192 pagine, a cura di Domenico Monetti e Luca Pallanch, in libreria a luglio). Primo libro "ufficiale" sul cinema disperso di un regista che oltre a innumerevoli corti e lavori per la tv ha firmato solo tre veri film, adorati da cinefili e colleghi (fra cui Tarantino): il delirante western resistenziale. Se sei vivo spara, l'horror-pop Lamorte ha fatto l'uovo e il geniale,inclassificabile Arcana. Ma anche vera autobiografia, che getta una luce ancora più cruda suiracconti di Questi. Chiarendo una volta per tutte il ruolo centrale della memoria in tutti isuoi lavori. Fino agli ultimi corti, girati letteralmente in casa, facendotutto da sé. Tra cui un gioiello assoluto come Visitors, un incubo domestico "a bassa definizione", e proprio per questo così toccante, in cui Questi si trova in casa i fantasmi dei fascisti uccisi, condannati a vagare senza pace finché lui sarà in vita, ricordandosi di loro. Una delle cose più belle sul tema mai viste al cinema. Eppure nota solo a pochi appassionati. Di che farsi molte domande. Sulla Resistenza, la memoria (i suoi vuoti), e la cultura ufficiale italiana


di Fabio Ferzetti

N.B. Il libro sarà disponibile in libreria da Luglio