E se Putin avesse un po' di ragione? (Il Sole 24 Ore (Domenica))

di Giuseppe Badeschi, del 13 aprile 2015

Il conflitto russo-ucraino

Geopolitica del nuovo dis(ordine) mondiale

Da Il Sole 24 Ore (Domenica) del 12 aprile

I giornali e i telegiornali ci inondano ogni giorno di tragiche notizie sul conflitto russo-ucraino. È difficile, per il lettore di media cultura, orientarsi nel ginepraio delle dichiarazioni e delle accuse dell'una e dell'altra parte, nonché dei commenti, spesso contraddittori, di giornalisti e di politologi. È dunque benvenuto il saggio di uno storico di vaglia, Eugenio Di Rienzo, che compie un serio sforzo per mettere a nudo le radici del conflitto tra Kiev e Mosca. Di Rienzo ripercorre in primo luogo, sinteticamente, le tappe fondamentali della storia ucraina dal divorzio dalla Russia medievale, alla dominazione austriaca e zarista, al risveglio del nazionalismo ottocentesco, al primo e al secondo conflitto mondiale, alla Guerra fredda, all'età post-sovietica, al risveglio imperiale della Federazione russa.
Secondo l'autore, il brusco cambio di regime avvenuto a Kiev è stato considerato dal Cremlino come l'ultimo atto di una strategia adottata da Stati Uniti e Unione Europea per spingere l'Ucraina nella Nato, e quindi per preparare il terreno alla disintegrazione della Russia come Grande Potenza: non si dimentichi, infatti, che l'Ucraina è per grandezza il secondo Stato d'Europa, e che coni suoi 4omila km di gasdotti ha una grandissima importanza economico-strategica. Dopo aver assistito a questo tentativo di minare le basi della sicurezza russa, dice l'autore, Putin è tornato con maggior forza a promuovere un'azione in grado di dimostrare alla comunità internazionale che l'«orso russo» possiede ancora artigli affilati che gli consentono di tenere a bada e di ricattare armi alla mano il debole governo ucraino. Ne è nata una guerra con migliaia di morti, tra militari e civili, nella quale, da una parte e dall'altra, la figura del combattente regolare è stata largamente sostituita da quello irregolare (guerrigliero, terrorista, ecc.).
Il lavoro di Di Rienzo - che è connotato da una non celata simpatia per la Russia, da un pronunciato euroscetticismo e da un giudizio assai critico sulla politica Usa -può certo non essere condiviso. E tuttavia non si può non ricordare che le sue tesi non si distaccano di molto da quelle espresse da Kissinger nel recente saggio World Order (Penguin Press 2014), e da quelle formulate dalla rivista statunitense «Foreign Affairs» (difficilmente sospettabile di nutrire simpatie per il regime di Putin), secondo cui la reazione russa alla sfida dell'Occidente era »giustificata e ampiamente prevedibile». Con quella sfida, dice a sua volta Di Rienzo, il Dipartimento di Stato ha dato il via a una crisi globale destinata a minare per i prossimi anni la possibilità di costruire un pacifico ordine mondiale. Per la prima volta dopo il 1939, l'Europa si trova sull'orlo dell'abisso di un conflitto che potrebbe svilupparsi all'interno dei suoi confini, mentre il mondo arabo dal Golfo Persico al Levante fino all'Estremo Oriente è in preda alla deriva islamista.

di Giuseppe Badeschi

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