Claudia Olivieri
Dostoevskij: l'occhio e il segno

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Collana: Università fuori collana
2003, pp 122
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 9788849805895
“Nell’espressione fuggevole di un volto umano, dalle prime fotografie, emana per l’ultima volta l’aura. È questo che ne costituisce la malinconia e incomparabile bellezza”. L’occhio e il segno nasce – verosimilmente, stando alle parole di Benjamin – dalla suggestione suscitatami dall’aura del ritratto di Dostoevskij, realizzato da Perov e attuale patrimonio della Galleria Tret’jakovskaja di Mosca. Tale dipinto pone nel contempo le basi metodologiche del mio saggio. Citare o riferirsi ad una tela non è, per il romanziere, congiuntura né sporadica né casuale, ma costituisce un circostanziato artificio, un procedimento ricorrente in tutta la sua produzione; l’analisi del ‘cosa’, del ‘come’ e del ‘perché’ questi veda, identifica dunque precisi e puntuali riscontri, non esclusivamente contenutistici, fra un vasto repertorio iconografico e le sue rielaborazioni, diversamente modulate per tipologia, frequenza, intensità, nell’immaginario dell’autore russo. ‘Oltre la tela’, a sancire un legame che trascende la pura e semplice contemplazione, è evidente la specularità fra i disegni e i segni di uno scrittore, la cui formazione fu insolitamente tecnico-scientifica. Apparentemente inconciliabili con la maieuticità, familiare all’immaginario comune, delle sue situazioni narrative, gli schizzi, con i quali Dostoevskij sembrava decorasse volutamente i suoi manoscritti, costituiscono un vivaio di figure simboliche; il loro valore assolutamente soggettivo si chiarisce nel contesto dell’opera e ne chiarisce a sua volta l’elaborazione, dalle primissime fasi alla forma compiuta. In appendice alla trattazione l’Autrice include, con un breve commento, alcune tavole illustrative, che aiuteranno l’occhio del lettore a vedere, e non solo leggere, il segno dostoevskiano.